Il Sacro Corano
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بسم الله الرحمن الرحيم

Sura CIII

Al-‘Asr

Il Tempo

Pre-Eg. n. 13. Di 3 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 1
 1.
 وَالعَصرِ
 Per il Tempo!
- Hamza P.
 Per il pomeriggio. [1]
- Zilio Grandi
 Per il Pomeriggio!
- Bausani
 Per l’’àṣr!
- Pasquini
 2.
 إِنَّ الإِنسٰنَ لَفى خُسرٍ
 Invero l’uomo è in perdita,
- Hamza P.
 L’uomo è perduto, [2]
- Zilio Grandi
 C’è la rovina per l’uomo!
- Bausani
 In verità, l’uomo è, di certo, in rovina,
- Pasquini
 3.
 إِلَّا الَّذينَ ءامَنوا وَعَمِلُوا الصّٰلِحٰتِ وَتَواصَوا بِالحَقِّ وَتَواصَوا بِالصَّبرِ
 eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza.
- Hamza P.
 tranne coloro che credono e fanno il bene e si raccomandano l’un l’altro la verità e si raccomandano l’un l’altro la pazienza.
[3]
- Zilio Grandi
 Eccetto per coloro che credono ed operano il bene, e si consigliano a vicenda la verità, e a vicenda si consigliano la pazienza!
- Bausani
 tranne coloro che credono, praticano le opere buone e a vicenda si esortano al vero e a vicenda si esortano alla pazienza!
- Pasquini

Note di Hamza Piccardo alla Sura

    Note di Mohammad Ali Amir-Moezzi alla traduzione di Zilio Grandi

    • [1] ^ «Pomeriggio» (‘aṣr) significa, fra le altre cose, una durata più o meno definita. Il giuramento è forse fatto qui in nome del tempo in generale, del quale gli Arabi pagani avevano una nozione precisa, ma fatalista.
    • [2] ^ Bisogna intendere che l’uomo corre verso la sua perdizione a causa delle disposizioni negative elencate nella sūra 102. Il Corano traccia così l’abbozzo di una psicologia religiosa: l’uomo è per natura refrattario alla fede (cfr. 11:17), è contestatore (cfr. 18:54), ingrato verso la bontà di Dio, cieco di fronte ai Suoi segni, volubile, incostante, incapace di sopportare le avversità, ecc.
    • [3] ^ Si è voluto vedere qui un’aggiunta posteriore, ma il versetto fa intrinsecamente corpo con il precedente, senza dover supporre nell’uomo qualche tara originaria. Ora, come si è già visto, nel Corano non vi è traccia del peccato originale, ma tutt’al più di una natura incline al male, che può essere raddrizzata dalla fede e dalle opere buone: ancora una volta la salvezza passa attraverso entrambe, e non per l’una o per l’altra separatamente. È da notare che nel versetto non compare la parola islām. Come in altri passi, si menzionano quelli che «credono» (il verbo è del resto al passato), senza precisare l’oggetto di questa «fede». Alcuni vi vedono una concezione universalista dell’Islam come comunità dei monoteisti, prima della rottura con il Giudeo-cristianesimo. D’altra parte, il versetto è di tenore medinese: lo si può intendere come un invito rivolto alla comunità dei credenti, ora più numerosa, perché eviti ogni dissenso interno.