Il Sacro Corano
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بسم الله الرحمن الرحيم

Sura CXIII

Al-Falaq

L’Alba Nascente [1]

Pre-Eg. n. 20. Di 5 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 1
 1.
 قُل أَعوذُ بِرَبِّ الفَلَقِ
 Di’: «Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente,
- Hamza P.
 Di’: «Mi rifugio nel Signore dell’alba [1]
- Zilio Grandi
 Dì: “Io mi rifugio presso il Signore dell’Alba
- Bausani
 Di’: “Chiedo protezione al Signore dell’aurora
- Pasquini
 2.
 مِن شَرِّ ما خَلَقَ
 contro il male di ciò che ha creato,
- Hamza P.
 dal male di quel che Egli ha creato,
- Zilio Grandi
 dai mali del creato,
- Bausani
 dal male che proviene da ciò che creò,
- Pasquini
 3.
 وَمِن شَرِّ غاسِقٍ إِذا وَقَبَ
 e contro il male dell’oscurità che si estende
- Hamza P.
 dal male del buio quando si addensa, [3]
- Zilio Grandi
 e dal male di una notte buia quando s’addensa,
- Bausani
 dal male che si nasconde nel buio della notte, quando è fonda,
- Pasquini
 4.
 وَمِن شَرِّ النَّفّٰثٰتِ فِى العُقَدِ
 e contro il male delle soffianti sui nodi [2],
- Hamza P.
 dal male delle donne che soffiano sui nodi, [4]
- Zilio Grandi
 e dal male delle soffianti sui nodi,
- Bausani
 dal male delle soffianti sui nodi
- Pasquini
 5.
 وَمِن شَرِّ حاسِدٍ إِذا حَسَدَ
 e contro il male dell’invidioso quando invidia» [3].
- Hamza P.
 dal male dell’invidioso che invidia».
[5]
- Zilio Grandi
 e dal male dell’invidioso che invidia.”
- Bausani
 e dal male dell’invidioso, quando è in preda all’invidia”.
- Pasquini

Note di Hamza Piccardo alla Sura

  • [1] ^ Riferisce una tradizione che un tale Labid, uno stregone ebreo che viveva a Madina, fu incaricato di gettare sull’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) un terribile incantesimo di morte. Egli riuscì a procurarsi alcuni capelli di Muhammad e face con essi undici nodi, le sue figlie soffiarono su ognuno dei nodi spaventose maledizioni, confezionarono la fattura unendovi un germoglio di palma da dattero e gettarono il tutto in un pozzo. L’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) cominciò ad avvertire strani malesseri, perdita della memoria, debolezza, inappetenza che si aggravarono finché Allah (gloria a Lui l’Altissimo) non gli rivelò in sogno la ragione dei suoi disturbi e il luogo in cui era stata nascosta la fattura. Quando si svegliò venne a lui Gabriele (pace su di lui) recandogli due sure, una di cinque e l’altra di sei versetti. Il Profeta mandò Ali al pozzo con l’incarico di recitare le due sure. Man mano che egli procedeva nella recitazione, i nodi si scioglievano e Muhammad, lode ad Allah Signore del Creato, recuperava le forze e la lucidità. Le due sure in questione sono quelle con cui si conclude il Sublime Corano, esse hanno grande importanza rituale e i musulmani le recitano molto spesso per preservarsi da ogni male, fisico e spirituale.
  • [2] ^ Il versetto si riferisce ad una forma di magia nera che veniva praticata nell’Arabia preislamica.
  • [3] ^ Il malocchio originato dall’invidia è certamente una delle forme di influenza negativa più forti che ci possano essere. Esso è innegabilmente uno strumento di cui si serve il Maligno per realizzare diverse e pesanti influenze sugli uomini; su quelli che lo subiscono senza capire, senza conoscere le cause del loro «disagio», su quelli che cercano di contrastarlo e annullarlo con altre pratiche magiche e che pertanto ne accettano la logica abietta, su quelli che lo lanciano personalmente o per interposti «specialisti» diventando quindi complici oggettivi e soggettivi delle mene sataniche contro l’umanità.

Note di Mohammad Ali Amir-Moezzi alla traduzione di Zilio Grandi

  • Nota alla Sura Questa sūra e la successiva, chiamate al-mu‘awwidhatāni («le due sūre che forniscono rifugio»), sarebbero state rivelate per proteggere il Profeta dagli effetti della magia. I fedeli le utilizzano correntemente ancor oggi per evitare i pericoli più disparati. Secondo ‘Abdallāh ibn Mas‘ūd, celebre compagno del Profeta, le due sūre, al pari della prima, erano preghiere di Muḥammad e non rivelazioni divine. Per lui, dunque, queste tre sūre non facevano parte del Corano.
  • [1] ^ «Signore dell’alba» (rabb al-falaq): la formula inattesa evoca le formule sacramentali. Forse è da mettere in relazione con il v. 3, dove si menziona l’oscurità. Per certi esegeti, il termine falaq è da intendere nel senso più generale di «creazione».
  • [3] ^ «Male del buio»: l’attività degli stregoni che operano nel momento favorevole dell’oscurità. Per altri esegeti si alluderebbe qui alla semioscurità provocata dalle eclissi lunari. Se così fosse, la «preghiera dell’eclisse» che i musulmani compiono in quell’occasione sarebbe un residuo della credenza del carattere nefasto di quei fenomeni, che risaliva a prima dell’Islam.
  • [4] ^ Si allude qui a una pratica magica che si trova anche presso altri popoli. I nodi, che si suppone «attacchino» una maledizione alla persona presa di mira, erano accompagnati da incantamenti e da altre pratiche che rafforzavano il maleficio. Le stesse tecniche possono essere del resto utilizzate con finalità opposte per guarire i mali.
  • [5] ^ Allusione al malocchio (cfr. il commento a 68:51).