Islam, Sufismo e Sufi
Islam, Sufismo e Sufi
 
 

I Principi dottrinari

Il Profeta Muhammed

I 99 nomi di Allah

  1. Al-Fâtiha
  2. Al Baqara
  3. Al-'Imrân
  4. An-Nisâ'
  5. Mâ'ida
  6. Al-An'âm
  7. Al-A'râf
  8. Al-Anfâl
  9. Tauba
  10. Yûnus
  11. Hûd
  12. Yûsuf
  13. Ar-Ra'd
  14. Ibrâhîm
  15. Al-Higr
  16. An-Nahl
  17. Isrâ'
  18. Kahf
  19. Maryam
  20. Tâ-Hâ
  21. Al Anbiyyâ
  22. Al-Hajj
  23. Mu'minûn
  24. An-Nûr
  25. Al Furqân
  26. Ash Shu'arâ'
  27. An-Naml
  28. Al-Qasas
  29. Al 'Ankabut
  30. Ar-Rum
  31. Luqman
  32. As-Sajda
  33. Al-Ahzab
  34. Saba'
  35. Fatir
  36. Ya Sin
  37. As Saffat
  38. Sad
  39. Az Zumar
  40. Al-Ghafir
  41. Fussilat
  42. Ash Shura
  43. Az Zukhruf
  44. Ad Dukhan
  45. Al Jathiya
  46. Al-'Ahqaf
  47. Muhammad
  48. Al-Fath
  49. Al Hujurat
  50. Qaf
  51. Adh Dhariyat
  52. At-Tur
  53. An-Najm
  54. Al Qamar
  55. Ar Rahman
  56. Al Waqi'a
  57. Al-Hadid

 

 
 

Sura XX

Tâ-Hâ [1]

Pre-Eg. n. 45 a parte i verss. 130 e 131. Di 135 versetti. Il nome della sura deriva dal primo versetto.

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

1. Tâ-Hâ [2] .

2. Non abbiamo fatto scendere il Corano su di te per renderti infelice [3] ,

3. ma come Monito per chi ha timore [di Allah],

4. sceso da parte di Colui Che ha creato la terra e gli alti cieli.

5. Il Compassionevole Si è innalzato sul Trono.

6. Appartiene a Lui quello che è nei cieli e quello che sta sulla terra, quello che vi è frammezzo e nel sottosuolo.

7. [È inutile che] parli ad alta voce, ché in verità Egli conosce il segreto, anche il più nascosto.

8. Allah, non c’è dio aH’infuori di Lui! A Lui appartengono i nomi più belli [4] .

9. Ti è giunta la storia di Mosè?

10. Quando vide un fuoco, disse alla sua famiglia: «Aspettate! Ho avvistato un fuoco, forse [potrò] portarvene un tizzone o trovare nei suoi pressi una guida».

11. Quando vi giunse, sentì chiamare: «O Mosè,

12. in verità sono il tuo Signore. Levati i sandali, ché sei nella valle santa di Tuwà [5] .

13. Io ti ho scelto. Ascolta ciò che sta per esserti rivelato.

14. In verità Io sono Allah: non c’è dio all’infuori di Me. AdoraMi ed esegui l’orazione per ricordarti di Me.

15. In verità l’Ora è imminente anche se la tengo celata, affinché ogni anima sia compensata delle opere sue.

16. Non lasciare che ti ostacoli colui che non crede in essa ed è incline alle sue passioni, ché altrimenti periresti.

17. O Mosè, cosa tieni nella tua mano destra?» [6] .

18. Disse: «È il mio bastone, mi ci appoggio, e faccio cadere foglie [degli alberi] per i miei montoni e mi serve anche per altre cose».

19. Disse [Allah]: «Gettalo, Mosè».

20. Lo gettò ed ecco che divenne un serpente che strisciava veloce.

21. Disse [Allah]: «Afferralo e non temere: gli daremo la sua forma originaria.

22. Stringi la mano sotto l’ascella: ne uscirà bianca senza alcun male [7] . Ecco un altro segno,

23. per mostrarti altri Nostri segni ben più grandi [8] .

24. Vai da Faraone. In verità si è ribellato».

25. Disse: «Aprimi il petto, Signore,

26. facilita il mio compito,

27. e sciogli il nodo della mia lingua [9] ,

28. sì che possano capire il mio dire;

29. concedimi in aiuto uno della mia famiglia,

30. Aronne, mio fratello.

31. Accresci con lui la mia forza,

32. e associalo alla mia missione,

33. perché possiamo renderTi gloria molto

34. e perché possiamo ricordarTi molto;

35. e in verità Tu sempre ci osserverai» [10] .

36. Disse: «O Mosè, la tua richiesta è esaudita.

37. Già innanzi ti favorimmo,

38. quando ispirammo a tua madre quello che le fu ispirato:

39. “Mettilo in una cesta e gettala nell’acqua, così che le onde la riportino a riva ove lo raccoglierà un Mio e suo nemico” [11] . Ho posto su di te il Mio [sguardo] amorevole, affinché tu venissi allevato sotto il Mio occhio.

40. Passava tua sorella e disse: “Posso indicarvi chi potrà occuparsene”. E ti riportammo a tua madre, perché si consolassero i suoi occhi e più non si affliggesse. Uccidesti un uomo: ti cavammo d’impaccio e ti imponemmo molte prove [12] . Rimanesti per anni presso la gente di Madian.

Poi venisti fin qui, o Mosè, per una predestinazione.

41. Ti ho scelto per Me.

42. Va’ con tuo fratello con i segni Miei e non trascurate di ricordar- Mi.

43. Andate da Faraone: in verità si è ribellato!

44. Parlategli con dolcezza. Forse ricorderà [13] o temerà [Allah]».

45. Dissero: «O Signor nostro, temiamo che si scagli contro di noi o che accresca la ribellione».

46. Rispose: «Non temete. Io sono con voi: [tutto] odo e vedo.

47. Andate pure da lui e ditegli: “In verità siamo due messaggeri del tuo Signore. Lascia partire con noi i Figli di Israele e non tormentarli più. Siamo venuti da te con un segno da parte del tuo Signore.

Pace su chi segue la retta via.

48. In verità ci è stato rivelato che il castigo sarà per chi nega e volge le spalle!”» [14] .

49. Disse [Faraone]: «O Mosè, chi è il vostro Signore?».

50. Rispose: «Il nostro Signore è Colui Che ha dato ad ogni cosa la sua propria natura e poi l’ha guidata sulla retta via».

51. Disse: «Cosa ne è delle generazioni antiche?» [15] .

52. Rispose: «La conoscenza di ciò è in una Scrittura presso il mio Signore. Il mio Signore non sbaglia e non dimentica».

53. È Lui che vi ha dato la terra come culla e vi ha tracciato sentieri e dal cielo fa scendere l’acqua, per mezzo della quale facciamo germinare diverse specie di piante [16] .

54. Mangiatene e fatevi pascolare il vostro bestiame. Ecco segni per coloro che hanno intelletto.

55. Da essa vi abbiamo creati, in essa vi faremo ritornare e da essa vi trarremo un’altra volta.

56. Gli mostrammo tutti i Nostri segni, ma li ha tacciati di menzogna e rinnegati [17] .

57. Disse: «O Mosè, sei venuto per cacciarci dalla nostra terra con la tua magia?»

58. Allora ti opporremo una magia simile. Fissa per te e per noi un incontro in un luogo appropriato, noi non mancheremo e tu neppure».

59. Rispose: «L’incontro sarà nel giorno della festa [18] . Che la gente sia riunita al mattino».

60. Si ritirò Faraone, preparò i suoi artifici e poi si presentò.

61. Disse Mosè: «Guai a voi, non inventate menzogne contro Allah: vi annienterebbe per punizione. Chi inventa menzogne è certamente perduto».

63. Discussero in proposito [i maghi], in segreti conciliaboli.

63. Dissero: «Quei due sono sicuramente due maghi che vogliono cacciarvi dalla vostra terra con la magia e cancellare la vostra esemplare dottrina» [19] .

64. «Riunite i vostri incantesimi e venite in fila. Chi avrà oggi il sopravvento sarà il vincitore.»

65. Dissero: «Getti tu, Mosè, o gettiamo noi per primi?».

66. Disse: «Gettate pure!». Ed ecco che gli parve che le loro corde e i loro bastoni si mettessero a correre per effetto di magia.

67. Mosè ne fu intimorito nell’intimo.

68. Gli dicemmo: «Non aver paura. Avrai il sopravvento [20] .

69. Getta quello che c’è nella tua mano destra: divorerà quello che han fatto, perché quello che han fatto è artificio di mago; e il mago, ovunque vada, non avrà riuscita».

70. I maghi caddero in prosternazione e dissero: «Crediamo nel Signore di Aronne e di Mosè» [21] .

71. Disse [Faraone]: «Crederete in lui prima che io ve lo permetta? E certo lui il vostro maestro che vi ha insegnato la magia. Vi farò tagliare mani e piedi alternati [22] e vi farò crocifiggere a tronchi di palma e capirete chi di noi è più duro e pertinace nel castigo» [23] .

72. Dissero: «Non ti potremmo mai preferire a quello che ci è stato provato e a Colui che ci ha creati. Attua pure quello che hai deciso. Le tue decisioni non riguardano che questa vita!

73. In verità noi crediamo nel nostro Signore, ché ci perdoni i nostri peccati e la magia che ci hai imposto. Allah è migliore e duraturo».

74. Chi si presenterà empio al suo Signore, certamente avrà l’Inferno dove non morirà né vivrà [24] .

75. Chi [invece] si presenterà a Lui credente, e avrà compiuto opere buone... ecco coloro che avranno l’onore più grande,

76. i Giardini di Eden dove scorrono i ruscelli e in cui rimarranno in perpetuo. Questo è il compenso per chi si purifica.

77. In verità ispirammo questo a Mosè: «Parti durante la notte, alla testa dei Miei servi e apri per loro una strada asciutta nel mare: non devi temere che vi raggiungano, non aver alcun timore» [25] .

78. Li inseguì Faraone con i suoi armati e furono sommersi dalle onde.

79. Faraone sviò la sua gente e non la guidò [al bene],

80. O Figli di Israele, vi liberammo dal vostro nemico e vi demmo convegno sul lato destro del Monte. Facemmo scendere su di voi la manna e le quaglie.

81. «Mangiate le ottime cose di cui vi abbiamo provveduto e non ribellatevi o la Mia collera sarà su di voi, e colui sul quale si abbatte la Mia collera è destinato all’abisso!».

82. In verità Io sono Colui Che assolve chi si pente, crede, compie il bene e poi segue la retta via [26] .

83. «Cos’è che ti ha spinto a sopravanzare il tuo popolo, o Mosè?» [27] .

84. Rispose: «Essi sono sui miei passi. Mi sono affrettato verso di Te, o Signore, per compiacerTi».

85. Disse: «In tua assenza abbiamo tentato la tua gente e il Sâmirî [28] li ha traviati».

86. Ritornò Mosè al suo popolo pieno di collera e dispiacere, disse: «O popol mio, non vi ha fatto il vostro Signore una bella promessa? [L’attesa] del patto era troppo lunga per voi? Avete voluto che fosse su di voi la collera del vostro Signore e così avete mancato alla promessa [29] che mi avevate fatto?».

87. Dissero: «Non è per nostra volontà che abbiamo mancato alla promessa. Eravamo appesantiti dai gioielli di quella gente [30] .

Li abbiamo buttati, il Sâmirî li ha gettati [31]

88. e ne ha tratto un vitello dal corpo mugghiante». E [tutti] dissero: «È il vostro dio, il dio di Mosè. [Mosè] ha dimenticato [di informarvene]!».

89. Che? Non vedevano che quello non poteva rispondere e non poteva apportar loro né danno né giovamento?

90. Già Aronne li aveva avvertiti: «O popol mio, siete caduti nella tentazione! il Compassionevole è veramente il vostro Signore. Seguitemi allora e obbedite ai miei ordini» [32] .

91. Risposero: «Non cesseremo di adorarlo finché Mosè non sarà di ritorno».

92. Disse [Mosè]: «O Aronne, cosa ti ha impedito [33] , quando li hai visti sviarsi?

93. Perché non mi hai raggiunto? Hai disobbedito ai miei ordini?».

94. Rispose: «O figlio di mia madre, non prendermi per la barba o per i capelli. Temevo che avresti detto: “Hai creato una divisione tra i Figli di Israele e non hai obbedito alle mie parole”».

95. Disse [Mosè]: «E tu, Sâmirî, qual era il tuo disegno?».

96. Rispose. «Ho visto quello che non hanno visto [34] , ho preso un pugno di polvere dalla traccia dell’Inviato e l’ho gettata [35] , questo mi ha suggerito l’animo mio».

97. «Vattene - disse [Mosè] - Per [tutta] la vita dovrai avvertire: “Non toccatemi”. Sei destinato ad un incontro cui non potrai mancare [36] ! Guarda il dio che hai adorato assiduamente: lo bruceremo e disperderemo [le ceneri] nel mare.

98. In verità il vostro Dio è Allah, al di fuori del Quale non c’è divinità alcuna. Egli tutto abbraccia nella Sua Scienza.»

99. Così ti raccontiamo le storie del passato.

E un Monito da parte Nostra che ti abbiamo dato.

100. Chiunque se ne allontana, nel Giorno della Resurrezione porterà un fardello,

101. resteranno perpetuamente in quello stato.

Che atroce fardello nel Giorno della Resurrezione!

102. Nel Giorno in cui sarà soffiato nel Como, riuniremo in quel Giorno i malvagi, [e avranno] gli occhi bluastri [37] .

103. Bisbiglieranno tra loro: «Non siete rimasti [nella tomba] che dieci [giorni]».

104. Conosciamo meglio [di chiunque altro] quello che diranno, quando il più ragionevole di loro dirà: «Siete rimasti solo un giorno» [38] .

105. Ti chiederanno [a proposito] delle montagne; di’: «Il mio Signore le ridurrà in polvere

106. e ne farà una pianura livellata

107. dove non vedrai asperità o depressioni» [39] .

108. In quel Giorno seguiranno indefettibilmente colui che li avrà chiamati [40] e abbasseranno le voci davanti al Compassionevole.

Non sentirai altro che un mormorio.

109. In quel Giorno si potrà godere dell’intercessione solo con il permesso del Compassionevole e da parte di coloro le cui parole saranno da Lui accette.

110. Egli conosce quello che li precede e quello che li segue, mentre la loro scienza non può comprenderLo [41] .

111. Si umilieranno i loro volti davanti al Vivente, Colui che esiste di per Se Stesso e per il Quale sussiste ogni cosa, mentre chi sarà carico di peccati si perderà,

112. e chi sarà stato credente e avrà compiuto il bene, non temerà alcun danno o ingiustizia.

113. Lo facemmo scendere [sotto forma di] Corano arabo, nel quale formulammo esplicite minacce. Chissà che non divengano timorati o che sia per essi un monito.

114. Sia esaltato Allah, il Re, il Vero. Non aver fretta di recitare prima che sia conclusa la rivelazione, ma di’: «Signor mio, accresci la mia scienza» [42] .

115. Già imponemmo il patto ad Adamo, ma lo dimenticò, perché non ci fu in lui risolutezza.

116. E quando dicemmo agli angeli: «Prosternatevi davanti ad Adamo», tutti si prosternarono, eccetto Iblîs, che rifiutò.

117. Dicemmo: «O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, che in tal caso saresti infelice.

118. [Ti promettiamo che qui] non avrai mai fame e non sarai nudo,

119. non avrai mai sete e non soffrirai la calura del giorno».

120. Gli sussurrò Satana: «O Adamo, vuoi che ti mostri l’albero dell’eternità e il regno imperituro?».

121. Ne mangiarono entrambi [43] e presero coscienza della loro nudità. Iniziarono a coprirsi intrecciando foglie del giardino.

Adamo disobbedì al suo Signore e si traviò.

122. Lo scelse [44] poi il suo Signore, accolse il suo pentimento e lo guidò

123. e disse: «Scendete insieme! Sarete nemici gli uni degli altri. Quando poi vi giungerà una guida da parte Mia... chi allora la seguirà non si svierà e non sarà infelice» [45] .

124. Chi si sottrae al Mio Monito, avrà davvero vita miserabile e sarà resuscitato cieco [46] nel Giorno della Resurrezione.

125. Dirà: «Signore! Perché mi hai resuscitato cieco quando prima ero vedente?».

126. [Allah] Risponderà: «Ecco, ti giunsero i Nostri segni e li dimenticasti; alla stessa maniera oggi sei dimenticato».

127. Compensiamo così il trasgressore che non crede ai segni del suo Signore. In verità il castigo dell’altra vita è più severo e durevole.

128. Non è servito loro da lezione che facemmo perire le generazioni nelle cui dimore, oggi, si aggirano [47] ? In verità in ciò vi sono certo segni per coloro che hanno intelletto.

129. Se non fosse stato per una precedente parola del tuo Signore e per un termine già stabilito, già [tutto questo] sarebbe avvenuto [48] .

130. Sopporta dunque con pazienza quello che dicono, glorifica e loda il tuo Signore prima del levarsi del sole e prima che tramonti. GlorificaLo durante la notte e agli estremi del giorno [49] , così che tu possa essere soddisfatto [50] .

131. Non volgere lo sguardo ai beni effimeri che abbiamo concesso ad alcuni di loro [51] per metterli alla prova.

Il compenso del tuo Signore è certamente migliore e più duraturo!

132. Comanda la preghiera alla tua gente e assiduamente assolvila. Non ti chiediamo alcun nutrimento: siamo Noi a nutrirti! Il felice esito è nel timore di Allah.

133. Dicono: «Perché mai non ci porta un segno da parte del suo Signore?». Non è forse giunta a loro la Prova [52] che era [annunciata] nelle antiche scritture?

134. Se per castigo li avessimo fatti perire prima della sua venuta [53] , avrebbero certamente detto: «O Signor nostro, perché non ci hai inviato un messaggero? Avremmo seguito i Tuoi segni, prima di essere umiliati e coperti di abominio».

135. Di’: «Tutti aspettano, aspettate allora, e ben presto saprete chi sono i compagni della retta via e chi sono i ben guidati».


Sura XXI. Al-Anbiyâ’



[1] Quando fu rivelata questa sura ‘Umar ibn al-Khattâb, colui che sarebbe diventato uno dei più ardenti musulmani, amico e suocero dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) e infine secondo califfo con il prestigioso appellativo di «amir al müminin» (principe dei credenti), era un giovane di 25-26 anni forte e coraggioso ed era uno dei più validi sostenitori di suo zio Abû Jahl nella persecuzione contro i Musulmani.

A suo modo di vedere, Muhammad (pace e benedizioni su di lui) stava seminando divisione e discordia tra i Quraysh e un giorno ‘Umar prese la decisione di affrontarlo e ucciderlo, senza curarsi delle conseguenze che il suo gesto gli avrebbe procurato. Cinse la sua spada e si diresse verso la casa dell’Inviato di Allah. Nu‘aym, Ibn Abdallah, uno del suo clan che in segreto era diventato musulmano lo vide e leggendo sul suo volto una spietata determinazione gli chiese dove stesse andando. La risposta di ‘Umar gettò il credente nella più totale costernazione ed egli, non sapendo come trattenerlo, decise di tentare un diversivo che gli avrebbe consentito di guadagnare tempo ed organizzare la difesa del Profeta.

«Prima di far questo», gli disse, «occupati della gente di casa tua!» e gli rivelò che sua sorella Fâtimah e il marito Sa‘ìd erano musulmani. ‘Umar accusò il colpo e si diresse immediatamente verso la casa dei suoi congiunti. Giunto nelle vicinanze sentì una voce salmodiante che proveniva dall’interno. Era quella di Khabàb ibnu ’l-‘Arit che stava appunto recitando la sura Tâ-Hâ. Sentendolo arrivare Khabàb si nascose. ‘Umar irruppe nella casa, accusò la sorella e suo marito di essere diventati seguaci di Muhammad e al loro diniego aggredì il cognato percuotendolo duramente e ferendo la sorella che cercava di difenderlo. Infine la donna gli disse in tono di sfida: «Siamo diventati musulmani, puoi fare quello che vuoi». ‘Umar la guardò, vide il sangue colare dalla sua testa e si dispiacque della sua condotta. Chiese di leggere quello che stavano recitando. La sorella gli impose la purificazione completa ed egli vi si sottopose di buon grado poi, cominciato a leggere il foglio su cui era scritta la prima parte della sura esclamò: «Quanta bellezza e nobiltà in queste parole!». Khabàb, che si era nascosto al suo arrivo, uscì dal suo nascondiglio e disse: «‘Umar, spero che Allah ti abbia prescelto per la preghiera che ha fatto ieri all’Inviato di Allah. Ha detto: “Signor mio fa’ di Abû’l Hakam ibn Hishâm (Abû Jahl) o di ‘Umar ibn al-Khattâb un sostenitore dell’IsIàm”».

Allah (gloria a Lui l’Altissimo) aveva deciso di conquistare il cuore di ‘Umar: con la stessa determinazione che aveva mosso la sua volontà omicida, egli si recò presso l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) e dichiarò il suo IsIàm.

Allah (gloria a Lui l’Altissimo) lo avrebbe reso grandissimo nella fede, e il Suo Inviato disse che se dopo di lui ci fosse stato un altro profeta, quell’uomo sarebbe stato ‘Umar. Alla morte di Abû Bakr, nel 634 assunse il califfato e nel 644 fu martirizzato.

[2] Vedi Appendice 1.

[3] II miracolo della Rivelazione aveva fatto sì che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e i primi musulmani fossero pervasi da una fede di grandissima intensità e da un amore per l’Altissimo che rischiava di essere nocivo per la loro salute. La tradizione ci riferisce che il Profeta e i suoi compagni rimanevano tutta la notte in preghiera, legandosi con delle corde al soffitto per rimanere in piedi e non crollare per la stanchezza. Il versetto scese per invitare il Messaggero ad un rapporto più sereno ed equilibrato con la missione che Allah (gloria a Lui l’Altissimo) gli aveva affidato.

[4] «al’asmâ-’u-1-husnâ», i bellissimi nomi di Allah sono novantanove. Vedi Appendice 7.

[5] Secondo l’esegesi Tuwà è il nome di un fiume e di una valle che si trovano nel Sinai. Il nome Tuwà significa «purificata, benedetta».

[6] Allah (gloria a Lui l’Altissimo) non chiede per sapere ma per attirare l’attenzione di Mosè.

[7] Molte e diverse le tesi interpretative a proposito del significato di questo segno. La Bibbia parla di lebbra ma il Corano è categorico su questo punto e mette in risalto il fatto che Mosè ha una pelle sana.

[8] «per mostrarti...»: per prepararti al fatto che ti saranno mostrati altri Nostri segni.

[9] La tradizione riferisce che Mosè (pace su di lui) aveva un difetto di pronuncia.

[10] Mosè presenta le sue richieste al suo Signore e termina con una frase che ci rivela la sua sottomissione e il suo timor di Allah.

[11] Terrorizzato da una profezia, Faraone faceva uccidere tutti i neonati maschi ebrei.Per salvare il suo bambino, ispirata da Allah (gloria a Lui l’Altissimo), la madre di Mosè lo pose in una cesta e lo affidò alle acque del Nilo. Lo sguardo d’amore del Creatore fece sì che la moglie di Faraone lo vedesse e lo amasse (alcuni affermano che alla vista del neonato la donna guarì dalla lebbra).

[12] La misericordia di Allah, oltre a salvare Mosè dalla strage dei neonati e dalle acque del fiume, fa sì che possa tornare a sua madre che viene scelta come nutrice. Svezzato, fu portato al palazzo di Faraone ed educato come un principe. Non dimenticò la sua origine e un giorno uccise un egiziano che maltrattava un suo contribulo. Temendo le conseguenze del suo gesto fuggì dall’Egitto. Tra le prove di cui parla il Santo Corano, il duro lavoro che sopportò a Madyan e, forse, la prova cui lo sottopose al-Khidr (vedi XVIII, 65-82).

[13] «Forse ricorderà»: il monoteismo che era stato insegnato ai suoi avi da Giuseppe? (vedi più avanti nota al vers. 71).

[14] «per chi nega e...»: smentisce i segni di Allah e volge le spalle ai Suoi Messaggeri.

[15] Faraone cerca di mettere Mosè in difficoltà. Ci può essere una responsabilità per coloro che non hanno ricevuto l’invito alla retta via? Allah (gloria a Lui l’Altissimo) dice nel Santo Corano: «Ad ogni comunità inviammo un profeta...» (XVI, 36), la tradizione ci dice che sono stati centoventiquattromila i profeti, trecentotredici dei quali latori di una Scrittura. Oltre ciò c’è la misericordai di Allah e la Sua giustizia.

[16] È comune nello stile coranico il passaggio dalla terza persona singolare al pluralis maiestatis.

[17] II versetto si riferisce a Faraone.

[18] Secondo una tradizione si tratta della festa annuale del fiume Nilo.

[19] É il conciliabolo dei maghi cui accenna il precedente vesetto. Il fatto che venga utilizzata la seconda persona plurale on significa che qualcuno li sta arringando, é invece una forma tipica dell’espressione coranica(vedi nota a XII,9).

[20] Allah parla al cuore di Mosè.

[21] II miracolo della conversione dei maghi di Faraone è qualcosa di veramente sensazionale e commovente. Vedi in proposito anche le note a vii, 125-126.

[22] «Vi farò tagliare...»: si tratta di un supplizio che comporta il taglio della mano destra e del piede sinistro.

[23] L’ira di Faraone si scatena sui suoi stessi maghi. È il furore di un despota tradito o di un maestro amareggiato dal tradimento dei suoi discepoli? Alcune interpretazioni esoteriche insistono sul fatto che Faraone era depositario di una vera tradizione snaturata e corrotta, degenerata in magia. Non si dimentichi l’influenza che Giuseppe figlio di Giacobbe e la sua famiglia avevano assunto in Egitto. Princìpi di monoteismo erano stati introdotti nel politeismo degli egizi e la concezione del Dio Unico e Supremo si era diffusa tra i depositari della sapienza e della scienza. Si spiega così il fatto che i maghi di Faraone (che sono piuttosto sacerdoti di questa religione alterata dalla magia; vedi anche vers. 63) passino immediatamente dalla loro pratica di artifici al riconoscimento dell’Unicità di Allah (gloria a Lui l’Altissimo) e al conseguente martirio (vedi vii, 123 e la nota).

[24] Oltre la sofferenza fisica e morale, il castigo dell’Inferno ha la particolarità che in esso «non si vive e non si muore». La vita intesa come speranza, purificazione, tensione al meglio e la morte come estrema liberazione, ritorno dell’anima al Creatore, sono negate ai dannati, la loro condizione è atroce.

[25] La grandiosità dell’Esodo e il miracolo del passaggio del Mar Rosso sintetizzati in un versetto di grande intensità espressiva.

[26] In questo versetto sono precisate le condizioni alle quali si può sperare nel perdono di Allah (gloria a Lui l’Altissimo). Innanzitutto il pentimento, che è ritorno ad Allah, contrizione per aver mancato nei Suoi confronti e dolore per il male compiuto; poi è necessaria la fede, senza la quale nessuna opera dell’uomo produrrà i suoi effetti spirituali, in terzo luogo fare il bene, nei propri e negli altrui confronti e riparare il male commesso o riscattarlo con opere meritorie e infine l’intenzione di seguire la retta via, quella indicata da Allah e dal Suo Inviato, che conduce ai beni dell’altra vita e ci allontana dal Fuoco.

[27] Allah (gloria a Lui l’Altissimo) non chiede mai per sapere, Egli è Colui che conosce tutte le cose, la sua domanda ha lo scopo di far notare a Mosè l’imprudenza commessa nel lasciare il popolo.

[28] Molte e diverse le ipotesi esegetiche sulla natura e le caratteristiche di questo personaggio il cui nome sembra piuttosto indicare più un’origine geografica che un vero nome proprio.

Alcuni lo hanno considerato come il capostipite delle genti che in seguito abitarono quella regione nell’altopiano centrale della Palestina che fu appunto chiamata Samaria e che i giudei consideravano ritualmente impuri.

La loro dottrina che traeva origine dall’ebraismo era stata contaminata da culti demoniaci di origine assira e dalla magia al punto che, nei templi di Dan e Bethel, i samaritani adoravano Jahvè (questo è il nome che gli Israeliti danno all’Altissimo) rappresentato da un vitello.

I samaritani furono accertimi nemici dei giudei i quali non risparmiarono loro persecuzioni pur, e questo getta una luce inquietante sui loro rapporti, non accusandoli mai di idolatria ma solo di eresia. Ci sono notizie della loro presenza nella città di Nablus (attuale Cisgiordania occupata) fino al 1922, ma la loro comunità ridotta a non più di 150 persone si stava lentamente estinguendo. Per ciò che riguarda il significato della figura del Sâmirî nel testo coranico, essa è certamente simile a quella di un demone che tenta di attuare una frattura insanabile tra Mosè e il suo popolo. Nel momento più alto di tutto l’Esodo, mentre Mosè ricevuta da Allah la Legge, il popolo si abbandonava a riti pagani e orgiastici.

[29] «avete mancato alla promessa...»: quella di non adorare altri che Allah, l’Unico (gloria a Lui l’Altissimo) e non associare a Lui alcunché.

[30] E addirittura ingenua e risibile la scusa che i Figli di Israele inventano per negare la responsabilità della fabbricazione e dell’adorazione del Vitello d’oro: «eravamo appesantiti e abbiamo voluto renderci più leggeri per il viaggio». A proposito dell’espressione «dai gioielli di quella gente»: ci è penosa la polemica con la «gente della Scrittura» con la quale, disse il Profeta (pace e benedizioni su di lui), «parlate delle cose che vi uniscono e non di quelle che vi dividono», tuttavia ci sembra irrinunciabile la necessità di far notare la differenza della versione islamica di questo episodio da quella riferita dalla Bibbia,

Riferisce la tradizione islamica (Tabarì XVI, 199) che i Figli di Israele scambiarono i loro beni immobili con oggetti di valore facili da trasportare, gioielli ed ornamenti d’oro e d’argento; versione logicamente compiuta, moralmente accettabile e non in contrasto con la vicenda dell’Esodo, che ben più di una migrazione di massa da un luogo ad un altro rappresenta il progetto di ritorno spirituale di un intero popolo al culto del Dio Unico, negletto e dimenticato negli anni trascorsi in Egitto.

Nella Bibbia invece è lo stesso Mosè che istiga i suoi alla truffa nei confronti degli egiziani loro amici, chiedendo in prestito oggetti d’oro e d’argento. Vedi Esodo XI, 2 e XII, 35-36.

[31] II «gettare» del Samiri, ci sembra che rappresenti molto di più del gesto fisico di prendere qualcosa e buttarlo in un crogiolo.

Come già nell’episodio che oppose Mosè ai maghi di Faraone, «gettare» assume un significato del rituale magico religioso che ha sostituito il culto di Allah. Satana, sconfitto dalla professione di fede dei maghi, usa il Samiri per ripristinare il suo blasfemo dominio sul popolo di Israele.

[32] Come già in vii, 150 (vedi la nota), il Corano scagiona il profeta Aronne (pace su di lui) dall’accusa biblica (Esodo XXXII, 1-24) di essere uno dei maggiori responsabili dell’idolatrìa dei Figli di Israele.

[33] «cosa ti ha impedito»: di fermarli.

[34] «Ho visto quello che non hanno visto»: secondo una tradizione attribuita ad Ali ibn Abî Tàlib (che Allah sia soddisfatto di lui), il Samiri avrebbe visto Gabriele (pace su di lui) che precedeva a cavallo la marcia degli ebrei ed ebbe l’ispirazione diabolica di prendere un pugno di polvere calpestata dagli zoccoli dell’animale per gettarla in seguito su qualcosa che, in tal modo, si sarebbe trasformata in quello che lui avrebbe voluto.

[35] «l’ho gettata»: vedi sopra nota al vers. 86.

[36] II Samiri viene condannato alFintoccabilità e destinato all’inferno. Una tradizione riferisce che fu colpito da una grave malattia della pelle e non potè più sopportare che lo toccassero. Ad ogni modo ci pare più plausibile la tesi di una intoccabilità causata da un’impurità spirituale. La maledizione di Mosè era ancora operante al tempo di Gesù, che per abrogarla, chiese da bere alla samaritana (Giovanni 4, 7-10) e raccontò la parabola del «buon samaritano» (Luca 10, 25-37).

[37] «gli occhi bluastri»: si tratta del paragone tra la cecità spirituale che conduce gli uomini alla rovina dell’anima e quella fisica che sembra coprire gli occhi di un velo azzurrognolo.

[38] Certamente la vita terrena è ben poca cosa di fronte ai tempi biologici dell’universo e aH’etemità che appartiene all’Altissimo. Anche la permanenza nella tomba tra la morte terrena e la Resurrezione sembrerà di un solo giorno al credente, cui Allah avrà reso breve l’attesa del Paradiso e sembrerà altrettanto breve all’empio che vedrà giungere con rapidità il Giorno del castigo.

[39] Questi tre versetti (105-107) scesero per rispondere alle provocazioni odiose dei meccani che si prendevano gioco dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) e delle sue parole. Quando Muhammad disse che nel Giorno del Giudizio tutta la terra sarebbe stata un’unica grande pianura, ironizzarono a proposito della sorte delle montagne che circondano la Mecca.

[40] «colui che li avrà chiamati»: l’angelo che secondo la tradizione si chiama Isràfil.

[41] Allah conosce la storia personale di ogni creatura e il suo destino ultimo, mentre le creature non riescono neppure a intuire l’immensità del Suo sapere.

[42] Riferisce la tradizione che, per paura di dimenticarle, il Profeta (pace e benedizioni su di lui), spesso cercava di recitare le Parole di Allah prima che la Rivelazione fosse conclusa. Il versetto scese per invitarlo alla pazienza. L’invocazione che Allah (gloria a Lui l’Altissimo) propone al Suo Inviato deve essere scolpita nelle nostre menti di credenti perché è attraverso la scienza che Egli ci trae dalle tenebre dell’ignoranza e ci conduce alla luce della conoscenza di Lui. «Signor mio, accresci la mia scienza!» (Rabbi zidnî ‘ilmâ).

[43] «Ne mangiarono entrambi»: Adamo ed Eva, che condividono la responsabilità della disobbedienza al comando di Allah.

[44] La capacità di pentirsi è un dono di Allah (gloria a Lui l’Altissimo), il suo favore infatti precede il pentimento di Adamo e lo rende degno della Sua guida (cioè della Rivelazione).

[45] Nella concezione islamica la vita terrena non è assolutamente un castigo, ma il segno tangibile della «rahma» (della misericordia di Allah) che ci offre la possibilità di riscattarci dalla disobbedienza assolvendo al compito di «Khalîfa fî ’1-ard» (luogotenente di Allah sulla terra); non a caso, nel Santo Corano l’accettazione “del pentimento dell’uomo precede la sua destinazione sulla terra.

[46] La peggiore cecità è quella dello spirito: esserne affetto nel Giorno del Giudizio sarà per l’uomo il dolore più grande, essa infatti gli precluderà quella contemplazione del Volto del Signore che rappresenta l’apice assoluto della beatitudine.

[47] «nelle cui dimore oggi si aggirano»: anche «le cui dimore oggi calpestano». Le rovine delle antiche civiltà sono spesso indicate come segni della caducità delle realizzazioni umane.

[48] Ogni comunità ha il suo destino nei modi e nei tempi prestabiliti da Allah (gloria a Lui l’Altissimo); se non fosse così, la malvagità degli uomini avrebbe già scatenato il castigo del Signore.

[49] Vengono ribadite le cinque orazioni quotidiane: «prima del levarsi del sole e prima che tramonti»: salât-ul fajr e salàt-ul ‘asr (adorazione dell’alba e del pomeriggio); «durante la notte»: salât-ul aishà (adorazione della notte), «agli estremi del giorno»: salàt-ul dhohr e salàt-ul maghrib (adorazione del mezzogiorno e adorazione del tramonto). (Vedi Appendice 2.)

[50] «così che tu possa essere soddisfatto»: nel senso di «rasserenato dall’adorazione del tuo Signore». O anche: «così che tu possa essere accettato [da Allah]».

[51] «ai beni effimeri che abbiamo concesso ad alcuni di loro»: non c’è «baraka» (pienezza di benedizioni) nei beni dei miscredenti. Essi sono per loro preoccupazioni in questa vita e tormento nell’altra (vedi anche IX, 55 e la nota).

[52] «la Prova»: il Corano.

[53] «... della sua venuta»: la missione di Muhammad (pace e benedizioni su di lui).

 

Tratto da:
“Il Corano”
(la traduzione dei suoi significati in lingua italiana)
A cura di Hamza Roberto Piccardo

Prefazione di Franco Cardini e introduzione di Pino Blasone
Edizioni Newton & Compton su licenza Al Hikma, pp.610, € 3.90
La più diffusa e completa traduzione dei significati del Corano, la prima realizzata dai musulmani in Italia per tutti gli italofoni.

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