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Leda Rafanelli

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Calligrafia di Leda Rafanelli, 1970

Leda Rafanelli

Nata a Pistoia nel 1880, nei primi anni del nostro secolo si reca in Egitto, dove, frequentando la comunità degli esuli anarchici, ne abbraccia l'ideale. Contemporaneamente, affascinata dalle culture orientali, si converte all'Islam.

Queste due fedi l'accompagneranno per tutta la vita.

Tornata in Italia diventa un’attivissima militante anarchica individualista, conosce e frequenta tutti i più noti esponenti del movimento anarchico in Italia. E' intima amica, infatti, di Pietro Gori, ha la stima di Armando Borghi, collabora con Ettore Molinari e Nella Giacomelli.

Leda è sempre in prima fila nelle lotte sociali del tempo, ma la sua concezione dell'anarchia, non è finalizzata alla costruzione di una società utopica, bensì a "fare degli uomini e non degli accoliti (…) sviluppare delle personalità e non imbalsamare dei feticisti" perché "il più gran nemico dell'uomo vive nell'uomo stesso".

Partecipa a comizi, agitazioni e soprattutto si afferma come scrittrice, collaborando a tutte le pubblicazioni della sinistra, da L’Avanti (quotidiano socialista) a Umanità Nova. Fonda insieme a Giuseppe Monanni, la Casa Editrice Sociale, la più importante iniziativa editoriale degli anarchici dell'epoca, che pubblicherà tra i suoi titoli opere di Nietzsche, Malatesta, Kropotkin, Stirner, Huxley, Jack London e Gorki. Mussolini, direttore de L’Avanti, se ne invaghirà, mantenendo con lei una fitta corrispondenza dal 1913 al 1914 (Leda Rafanelli, Una donna e Mussolini, Milano, Rizzoli,1975). I rapporti si guasteranno durante la I guerra mondiale, quando Mussolini sarà interventista mentre Leda avrà una posizione coerentemente antimilitarista. Durante il periodo fascista sarà sorvegliata dalla polizia e dovrà pubblicare con uno pseudonimo.

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Leda Rafanelli scriverà un gran numero di romanzi e racconti, con lo stile della letteratura popolare - forse oggi potrebbe essere definito pulp - , semplice, ma diretto ed efficace con forti toni ad effetto [Bozzetti sociali (1910), L'oasi (1926), Sogno d'amore (1905 verrà tradotto anche in spagnolo per un editore anarchico), Valide braccia, opuscolo contro la costruzione di nuove carceri (1907), L'eroe della folla (1910), Donne e femmine (1922), Seme nuovo (1908), Verso la Siberia, scene della rivoluzione russa (1908)...].

Leda è una "scrittrice proletaria", autodidatta, la sua cultura si era formata durante il suo lavoro di tipografa, dove componendo a mano aveva immagazzinato vocabolario, classici, storia, sintassi, geografia e scienze.

La sua visione del mondo è situabile in una linea di pensiero che coniuga anarchismo, misticismo, esoterismo, fascino per l'oriente ed una visione dell'Islam come alternativa al mondo occidentale tecnologico, disumanizzato e schiavo del denaro.

In Europa questa corrente avrà fecondi sviluppi. Si pensi alla scrittrice Isabelle Eberhardt ed al pittore Ivan Gustav Ageli [ il quale darà vita in Egitto, insieme all'ex- anarchico italiano Enrico Insabato, alla rivista bilingue Il Convito An-Nadi (1904-13)], entrambi convertiti all'Islam sufi nella medesima epoca.

Leda non farà mai propaganda religiosa, ma in alcuni suoi scritti esporrà la sua concezione dell'Islam. Nel racconto "Il rabdomante", apparso sulla rivista anarchica "La libertà" il 5 maggio 1914, mette a confronto il modo di vita occidentale con la saggezza islamica. Il romanzo, di ambientazione araba "L'oasi", è una denuncia del colonialismo e sarà pubblicato con uno pseudonimo proprio durante la repressione fascista della resistenza libica guidata dalla confraternita sufi della Senussiya.

L'attualità degli scritti di Leda è sconcertante. In essi vengono affrontati i problemi della multiculturalità, tema che attraversa l’esperienza artistica e politica della scrittrice anarchica, come, in particolare, il suo impegno a favore degli ebrei etiopi falascià testimonia, e quello ad esso legato dell'anticolonialismo; la questione femminile, presentata attraverso un'originale visione della donna musulmana come realizzazione della femminilità, e la discussione sulla possibilità di costruire rapporti di collaborazione di carattere federativo e antiautoritario tra i movimenti sovversivi. Tutto questo raccontato con lo stile immediato e diretto della cultura popolare.

Gli ultimi anni della sua esistenza li trascorrerà guadagnandosi da vivere come insegnante di lingua araba, dipingendo calligrafie islamiche e scrivendo articoli per la rivista anarchica Umanità Nova.

Morirà a Genova nel 1971.

Tratto da: Storia Illustrata n.191, Ottobre 1973. Mondadori Milano

Vedi anche.
DWF Autunno-inverno 1986 n.3 Edizioni Utopia, Roma

C.D. :
"Quella sera a Milano era caldo"(antologia della canzone anarchica in Italia 2).
I dischi del sole. Bravo records. Modena.

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