Dervisci KorakhanèI campi Rom, non solo degrado ed emarginazione Alla periferia di Firenze, in baracche
di lamiera e roulotte scassate, tra rifiuti e fango, sorvegliati da camionette
della polizia, i Rom mantengono le loro tradizioni.
La struttura familiare e di clan permette
di sviluppare un'economia informale, fatta di lavori saltuari, riciclaggio ed
altro che aiuta la sopravvivenza di decine di persone.
Sopra i clan e le famiglie esistono altre
strutture che fungono da collante interno: sono le confraternite Sufi.
Il Sufismo è la via mistico-esoterica
dell'Islam. Il suo scopo è l'annullamento dell'ego individuale e l'avvicinamento
a Dio. Si basa su tecniche spirituali tramandate direttamente dai maestri (detti
Sheikh ) ai discepoli.
La diffusione delle confraternite tra
i Korakanè (Rom musulmani letteralmente amanti del Corano) dei Balcani
è strettamente legato al loro rapporto con i Turchi. A differenza dell'Europa
occidentale, nell'impero Ottomano le popolazioni Rom avevano una loro collocazione
sociale e giuridica ben definita. I Turchi, forse in ricordo della loro comune
origine nomade, censivano gli Tzigani su base etnica. In Bosnia lavoravano nelle
miniere di ferro e furono completamente esonerati dal pagamento delle imposte
dal Sultano Selim II. A Istanbul erano mercanti di cavalli che rifornivano l'esercito.
In Macedonia, i Rom lavoravano nelle miniere di salnitro. Questa relativa integrazione
sociale favorì la penetrazione delle confraternite di Dervisci, le quali
ben presto si amalgamarono con la cultura del popolo Rom. Durante le danze sacre
vengono intonate canzoni in lingua romanè accompagnate dallo zikr (menzione
del nome di Dio scandito ritmicamente).
A Firenze, nel campo del Poderaccio,
in una moschea autocostruita con materiali raccolti nelle discariche dei rifiuti,
Sheik Gevat, maestro Macedone della confraternita khalvatyia, cerca, tra mille
difficoltà, di combattere l'emarginazione e la tossicodipendenza, e di
mantenere unita la comunità preservando le tradizioni.
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