Il Sacro Corano
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بسم الله الرحمن الرحيم

Sura CV

Al-Fîl

L’Elefante [1]

Pre-Eg. n. 19. Di 5 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 1
 1.
 أَلَم تَرَ كَيفَ فَعَلَ رَبُّكَ بِأَصحٰبِ الفيلِ
 Non hai visto [2] come agì il tuo Signore con quelli dell’elefante?
- Hamza P.
 Non hai visto cosa fece il tuo Signore con quelli dell’elefante?
- Zilio Grandi
 Non hai visto come oprò il tuo Signore con Quelli dell’Elefante?
- Bausani
 Non hai visto cosa fece il tuo Signore ai possessori dell’elefante?
- Pasquini
 2.
 أَلَم يَجعَل كَيدَهُم فى تَضليلٍ
 Non fece fallire le loro astuzie?
- Hamza P.
 Non stornò il loro inganno? [2]
- Zilio Grandi
 Non mandò forse in malora la loro astuzia?
- Bausani
 Non fece forse fallire il loro piano?
- Pasquini
 3.
 وَأَرسَلَ عَلَيهِم طَيرًا أَبابيلَ
 Mandò contro di loro stormi di uccelli
- Hamza P.
 Mandò contro di loro uccelli a schiere
- Zilio Grandi
 Inviò contro a loro uccelli abābīl
- Bausani
 Egli mandò su essi, a ondate successive, stormi di uccelli,
- Pasquini
 4.
 تَرميهِم بِحِجارَةٍ مِن سِجّيلٍ
 lancianti su di loro pietre di argilla indurita.
- Hamza P.
 che li colpirono con argilla dura [4]
- Zilio Grandi
 che li colpirono con pietre indurite,
- Bausani
 che fecero cadere su loro una pioggia di pietre d’argilla
- Pasquini
 5.
 فَجَعَلَهُم كَعَصفٍ مَأكولٍ
 Li ridusse come pula svuotata [3] .
- Hamza P.
 e li rese come pula di grano divorata.

- Zilio Grandi
 facendo di loro come pula di grano svuotata.
- Bausani
 e li ridusse come pula, dopo la battitura.
- Pasquini

Note di Hamza Piccardo alla Sura

  • [1] ^ Nell’anno 570 (o 571) d.C. Abraha, governatore abissino dello Yemen, giurò di distruggere la Ka‘ba, che riteneva un santuario idolatrico, in modo da affermare il predominio cristiano su tutta la penisola arabica. Radunò una potentissima armata e marciò verso l’Hijâz travolgendo la resistenza di alcune tribù arabe che cercarono di sbarrargli il cammino. Alla testa dell’esercito marciava un grande elefante che caricando incuteva il più grande terrore. Giunto nelle vicinanze della Mecca il governatore abissino inviò messi nella città e chiese di incontrarne il capo. Fu inviato ‘Abdu-l-Muttalib, nonno paterno dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui), uomo di grande prestigio e autorevolezza e che tra l’altro aveva un problema personale da risolvere: le avanguardie di Abraha avevano razziato un gregge di cammelli che gli apparteneva ed egli voleva ritornarne in possesso.
  • [2] ^ «Non hai visto»: con il senso di «non hai avuto notizia».
  • [3] ^ «…come pula svuotata»: l’immagine è quella degli avanzi di cereali che rimangono negli ovili dopo che gli animali se ne sono cibati.

Note di Mohammad Ali Amir-Moezzi alla traduzione di Zilio Grandi

  • Nota alla Sura La sūra allude a una data celebre della storia preislamica, l’«anno dell’elefante». I fatti raccontati dalle fonti musulmane hanno tratti leggendari. Si dice che un viceré dell’Abissinia, Abraha (personaggio già menzionato nell’introduzione alla sūra 85), stava marciando contro Mecca per vendicare un affronto compiuto da uno yemenita contro la cattedrale di Ṣan‘a. Egli giunse nei pressi di Mecca montando un elefante, animale colossale che dovette gettare nel panico i meccani, ma il suo esercito fu brutalmente annientato nell’imminenza dello scontro da una pioggia di pietre, lanciate da uccelli venuti miracolosamente in soccorso della città. A questo prodigio farebbero riferimento i vv. 3-4. L’evento sarebbe da collocarsi nel 570 d.C., l’anno stesso in cui nacque Muḥammad: la biografia del Profeta sarebbe stata così segnata, come quelle dei santi e di altri personaggi eccezionali, da un fatto straordinario. Nulla di tutto ciò, né i fatti né la data, sembrano avere la minima verosimiglianza storica. Nell’articolo «Abraha» in Dc 4-5 si può trovare la ricostruzione storica dell’episodio, così come può essere tentata con gli scarni dati oggettivi che possediamo finora.
  • [2] ^ La spedizione allestita da Abraha aveva, fra gli altri obiettivi, quello di distruggere la Ka‘ba.
  • [4] ^ «Argilla dura» (sijjīl): il termine appartiene al vocabolario soteriologico del testo sacro: non vi è da ricercare una qualsiasi storicità nei fatti che descrive, anche se essi corrispondono, deformati o amplificati dalla memoria orale, a qualche lontana realtà. Il versetto si indirizza ai pagani, affinché meditino sul tema dell’onnipotenza provvidenziale di Dio, intervenuto a proteggere la nascita del futuro Profeta; mira anche a portare i meccani a un sentimento di riconoscenza verso Dio. L’esegesi tradizionale sembra del resto «contaminata» da quella di 11:83: su queste pietre di argilla era scritto a tutte lettere il nome di ogni abissino da abbattere.