

Sura CVIII
Al-Kawthar
L’Abbondanza
Pre-Eg. n. 15. Di 3 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 1
إِنّا أَعطَينٰكَ الكَوثَرَ
In verità ti abbiamo dato l’abbondanza [1] .
- Hamza P.
- Hamza P.
Ti abbiamo donato la sovrabbondanza. [1]
- Zilio Grandi
- Zilio Grandi
In verità Noi t’abbiam dato il Kauṯar.
- Bausani
- Bausani
In verità, Noi ti abbiamo dato il kàwthar!
- Pasquini
- Pasquini
فَصَلِّ لِرَبِّكَ وَانحَر
Esegui l’orazione per il tuo Signore e sacrifica [2] !
- Hamza P.
- Hamza P.
Prega il tuo Signore e offri sacrifici. [2]
- Zilio Grandi
- Zilio Grandi
Prega dunque il tuo Signore e offri sacrifici,
- Bausani
- Bausani
Perciò esegui il rito dell’adorazione del tuo Signore e immola (vittime sacrificali)!
- Pasquini
- Pasquini
إِنَّ شانِئَكَ هُوَ الأَبتَرُ
In verità sarà colui che ti odia a non avere seguito [3] .
- Hamza P.
- Hamza P.
Chi ti odia non avrà progenie.
[3]
- Zilio Grandi
[3]
- Zilio Grandi
poiché è chi ti odia che sarà privato d’ogni progenie!
- Bausani
- Bausani
In verità, colui che ti diffama è mutilato.
- Pasquini
- Pasquini
Note di Hamza Piccardo alla Sura
- [1] ^ «l’abbondanza»: in arabo «al-Kawthar». Questo termine, secondo alcune tradizioni indica anche un fiume del Paradiso che Allah (gloria a Lui l’Altissimo) ha promesso in dono al Suo Inviato (pace e benedizioni su di lui) per compensarlo e consolarlo di tutto quello che ha subìto per causa Sua. Secondo l’esegesi ortodossa indica la condizione di Muhammad nel Paradiso, dove sarà posto al più alto dei livelli (al-Wassîla) e «godrà abbondantemente» della Luce divina.
- [2] ^ Versetto di grande importanza per quanto riguarda la pratica rituale della Festa del Sacrificio (‘îd Adhâ) che si celebra il decimo giorno del mese del pellegrinaggio e ricorda la prova cui Allah (gloria a Lui l’Altissimo) sottopose il suo servo Abramo (pace su di lui). Il versetto prescrive l’ordine di svolgimento dei riti, prima la preghiera comunitaria (salât-ul-îd) alla quale devono partecipare tutti i musulmani poi il sacrificio degli animali.
- [3] ^ «a non avere seguito»: lett. «sarà abtar». Questa espressione significa «senza coda» ed era un epiteto ironico e ingiurioso con cui gli arabi gratificavano quelli di loro che non avevano figli maschi. La tradizione riferisce che alla morte in tenerissima età di suo figlio Qasim l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) dovette subire questa crudele oltraggiosa consuetudine. Uno dei suoi avversari giunse a dire che non avendo figli maschi, anche la religione che predicava non avrebbe avuto futuro.
Versione cartacea de Il Corano - Hamza Roberto Piccardo
Note di Mohammad Ali Amir-Moezzi alla traduzione di Zilio Grandi
- [1] ^ «Sovrabbondanza» (kawthar): termine probabilmente mal compreso, per non dire incompreso, dall’esegesi a causa della sua polisemia (dc 932-933). I commentatori sunniti vedono qui l’espressione di favori incalcolabili, di abbondanti ricchezze promesse all’uomo qui e nell’aldilà, del dono della profezia e di discepoli innumerevoli. Tali connotazioni estremamente positive sono, per alcuni, il segno che Kawthar è un altro nome del Profeta. La tradizione designa anche con questo nome uno dei quattro fiumi paradisiaci, dei quali soltanto due sono esplicitamente nominati nel Corano: Tasnīm e Salsabīl (cfr. 76:18; 83:27).
- [2] ^ «Offri sacrifici»: secondo la tradizione, si ordina qui al Profeta d’immolare il bestiame a vantaggio dei poveri della città, durante il mese del pellegrinaggio. Se la sūra risale al periodo preapostolico, l’interpretazione potrebbe rivelarsi anacronistica, in quanto il pellegrinaggio fu istituito più tardi dal Profeta. Non è da escludere che si alluda alla sua implicazione in un rito preislamico all’interno della Ka‘ba, benché i commenti tradizionali rifiutino ovviamente una simile spiegazione, perché in genere passano sotto silenzio tutto ciò che nella vita di Muḥammad abbia sentore di paganesimo.
- [3] ^ Dal matrimonio con Khadīja, Muḥammad avrebbe avuto un figlio chiamato Qāsim, morto in tenera età, e varie figlie. La privazione di una discendenza maschile, come attesta il Corano, era considerata un disonore nel suo ambiente. I nemici del Profeta lo deridevano in modo malevolo chiamandolo Abū l-Qāsim («padre di Qāsim») e lo trattavano ancor più malignamente da abtar: il termine, che si usa per il bestiame e significa «mutilato della coda», era pieno di disprezzo perché designa l’«impotente sessuale», o più precisamente «colui che genera solo figlie». Il versetto, che consola Muḥammad, ritorce l’insulto contro gli offensori e lo intende sul piano spirituale: i nemici del Profeta si vedranno umiliati da Dio nella vita futura. Secondo l’esegesi sciita, Kawthar designa Fāṭima, la figlia di Muḥammad, «fonte di abbondanza» perché diede nascita all’unica discendenza maschile del Profeta, che per lei deve rendere grazie a Dio e offrire sacrifici. Grazie a Fāṭima, l’insulto dei nemici del Profeta si ritorce contro loro stessi.
Versione cartacea de Il Corano / a cura di Alberto Ventura; traduzione di Ida Zilio-Grandi











