Il Sacro Corano
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بسم الله الرحمن الرحيم

Sura CXI

Al-Masad

Le Fibre di Palma

Pre-Eg. n. 6. Di 5 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 1
 1.
 تَبَّت يَدا أَبى لَهَبٍ وَتَبَّ
 Periscano le mani di Abû Lahab [1] e perisca anche lui.
- Hamza P.
 Siano maledette le mani di Abū Lahab e sia maledetto lui. [1]
- Zilio Grandi
 Periscano le mani di 'Abù Lahab e perisca egli pure!
- Bausani
 Periscano le due mani di Abū Làhab [1] e perisca (egli stesso)!
- Pasquini
 2.
 ما أَغنىٰ عَنهُ مالُهُ وَما كَسَبَ
 Le sue ricchezze e i suoi guadagni non gli gioveranno [2] .
- Hamza P.
 A cosa gli giovò la sua ricchezza, quel che ha guadagnato?
- Zilio Grandi
 A che gli sarà valsa la sua ricchezza e quel che s’è guadagnato?
- Bausani
 Non gli sarà di nessun giovamento la sua ricchezza, né ciò che guadagnò!
- Pasquini
 3.
 سَيَصلىٰ نارًا ذاتَ لَهَبٍ
 Sarà bruciato nel Fuoco ardente,
- Hamza P.
 Arrostirà su un fuoco fiammeggiante
- Zilio Grandi
 Brucerà in un Fuoco fiammeggiante
- Bausani
 Sarà mandato arrosto in un fuoco fiammeggiante
- Pasquini
 4.
 وَامرَأَتُهُ حَمّالَةَ الحَطَبِ
 assieme a sua moglie [3] , la portatrice di legna,
- Hamza P.
 con sua moglie, quella che porta legna,
- Zilio Grandi
 insieme con sua moglie, portatrice di legna,
- Bausani
 e sua moglie - la portatrice di legna -
- Pasquini
 5.
 فى جيدِها حَبلٌ مِن مَسَدٍ
 che avrà al collo una corda di fibre di palma.
- Hamza P.
 e avrà una corda al collo.
[5]
- Zilio Grandi
 con attorno al collo una corda di fibre di palma!
- Bausani
 porterà al collo, in guisa di collana, una fibra di palma.
- Pasquini

Note di Hamza Piccardo alla Sura

  • [1] ^ Abû Lahab (padre della fiamma) era il soprannome di Abdul ‘Uzza, figlio di Abdu-l-Muttalib e quindi zio paterno dell’Inviato di Allah (pace e benedizione su di lui). Quando, in seguito alla morte di Abû Talib, divenne capo del clan hashimita, rifiutò la protezione tribale a Muhammed e lo lasciò esposto all’ostilità degli idolatri.
  • [2] ^ Abû Lahab scherniva Muhammad (pace e benedizioni su di lui) dicendo: «Se quello che dice mio nipote è vero, ho abbastanza ricchezze e figli per pagare il mio riscatto».
  • [3] ^ Umm Jamila bint Harb, moglie di Abû Lahab, aveva certamente grande parte nell’ostilità che il marito nutriva nei confronti dell’Inviato di Allah. Era la sorella di Abû Sufyan che sarebbe diventato il capo dei politeisti nelle loro guerre contro i credenti e, nella sua acrimonia, giunse a spargere cespugli spinosi nei pressi dell’abitazione di Muhammad, con la speranza che, rientrando nottetempo, si ferisse.

Note di Mohammad Ali Amir-Moezzi alla traduzione di Zilio Grandi

  • [1] ^ Il versetto è l’unico che designi per nome uno dei contemporanei di Muḥammad, suo zio Abū Lahab. Secondo i commentatori, la particolarità si spiegherebbe con la circostanza che fu all’origine della rivelazione: mentre il Profeta stava un giorno ammonendo i meccani sul castigo divino che li attendeva, Abū Lahab, considerato uno dei suoi nemici più accaniti, si alzò in piedi e lanciò contro di lui una maledizione. La realtà storica di questo personaggio odiato è in realtà più sfumata. Abū Lahab, il cui vero nome era ‘Abd al-‘Uzza, si votava con zelo al culto della dea al-‘Uzza. Si sa anche che all’inizio i suoi rapporti con il Profeta furono buoni, perché secondo la tradizione due suoi figli sposarono delle figlie di Muḥammad. Senza dubbio l’inasprirsi dei loro rapporti è da attribuire a una rivalità personale con il Profeta. Sposato con una sorella di Abū Sufyān, Abū Lahab si era arricchito ed era assurto ai massimi ranghi dei clan meccani (vi allude il v. 2). L’emozione provocata a Mecca dalle arringhe di Muḥammad, e in seguito i successi di quest’ultimo a Medina, dovettero ostacolare le ambizioni politiche di Abū Lahab. Nella sua qualità di capo dei Banū Hāshim, attorno al 619 egli dichiarò che il clan si rifiutava ormai di proteggere Muḥammad, il che spinse il Profeta all’esilio medinese. Abū Lahab sarebbe sopravvissuto solo alcuni mesi alla disfatta di Badr, nell’anno 2 dell’egira (624 d.C.; cfr. dc 15).
  • [5] ^ La «corda» evoca la gogna dei dannati (cfr. 13:5; 34:33; 76:4), così come il «fuoco fiammeggiante» del v. 3 si riferisce, secondo i commentatori, all’inferno. Per l’esegesi, questa corda sarà fatta delle stesse piante spinose che la moglie di Abū Lahab gettava davanti alla porta della casa di Muḥammad per operare malefici.

Note di Abdur Rahman Pasquini alla Sura

  • [1] ^ È la kunyah di ‘abdu-l-‘Ùzzah figlio di ‘àbdu al-Muṭṭalib [il padre della fiamma] Zio paterno del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, del quale fu acerrimo nemico, al punto di lanciargli una maledizione, che si ritorse su lui: “Periscano le due mani di Abu Làhab!