Il Sacro Corano
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بسم الله الرحمن الرحيم

Sura LIII

An-Najm

La Stella

Pre-Eg. n. 23 (a parte il vers. 32). Di 62 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 1.

La traduzione Bausani non ha testi importati per la sura 53 (controllare l'import: al momento sono disponibili principalmente le sure 100–114).

 1.
 وَالنَّجمِ إِذا هَوىٰ
 Per la stella quando tramonta.
- Hamza P.
 Per la stella quando declina. [1]
- Zilio Grandi
 Per la stella, quand’essa tramonta!
- Pasquini
 2.
 ما ضَلَّ صاحِبُكُم وَما غَوىٰ
 Il vostro compagno [1] non è traviato, non è in errore;
- Hamza P.
 Il vostro compagno non erra, non si inganna [2]
- Zilio Grandi
 Il vostro compagno non delira né vaneggia
- Pasquini
 3.
 وَما يَنطِقُ عَنِ الهَوىٰ
 e neppure parla d’impulso:
- Hamza P.
 e non parla in preda alle passioni. [3]
- Zilio Grandi
 né parla di sua iniziativa.
- Pasquini
 4.
 إِن هُوَ إِلّا وَحىٌ يوحىٰ
 non è che una Rivelazione ispirata.
- Hamza P.
 Questa non è che una rivelazione, rivelata a lui, [4]
- Zilio Grandi
 Altro non è (ciò che egli dice) che una Rivelazione rivelata!
- Pasquini
 5.
 عَلَّمَهُ شَديدُ القُوىٰ
 Gliel’ha insegnata un fortissimo [2] ,
- Hamza P.
 insegnata da un forte, un potente,
- Zilio Grandi
 Gliela insegna un Potentissimo,
- Pasquini
 6.
 ذو مِرَّةٍ فَاستَوىٰ
 di saggezza dotato, che compostamente comparve:
- Hamza P.
 pieno di vigore che si librava
- Zilio Grandi
 d’intelletto dotato, il quale si sedette
- Pasquini
 7.
 وَهُوَ بِالأُفُقِ الأَعلىٰ
 [si trovava] all’orizzonte più elevato [3] ,
- Hamza P.
 sul più alto orizzonte [7]
- Zilio Grandi
 sul più alto orizzonte,
- Pasquini
 8.
 ثُمَّ دَنا فَتَدَلّىٰ
 poi s’avvicinò scendendo ancora più in basso [4] ,
- Hamza P.
 e poi si avvicinò e rimase sospeso. [8]
- Zilio Grandi
 poi discese e si fermò,
- Pasquini
 9.
 فَكانَ قابَ قَوسَينِ أَو أَدنىٰ
 [finché] fu alla distanza di due archi o meno.
- Hamza P.
 Stava alla distanza di due archi o meno [9]
- Zilio Grandi
 librandosi nell’aria, alla distanza di due gittate d’arco - forse anche meno -
- Pasquini
 10.
 فَأَوحىٰ إِلىٰ عَبدِهِ ما أَوحىٰ
 Rivelò al Suo servo quello che rivelò.
- Hamza P.
 e rivelò al Suo servo quel che rivelò. [10]
- Zilio Grandi
 quindi al suo servo rivelò ciò che gli rivelò!
- Pasquini
 11.
 ما كَذَبَ الفُؤادُ ما رَأىٰ
 Il cuore non mentì su quel che vide.
- Hamza P.
 Il cuore non ha smentito quel che vide. [11]
- Zilio Grandi
 Il cuore suo non falsifica quello che vide!
- Pasquini
 12.
 أَفَتُمٰرونَهُ عَلىٰ ما يَرىٰ
 Vorreste dunque polemizzare su quel che vide?
- Hamza P.
 Vorreste contestare quel che vide? [12]
- Zilio Grandi
 Come potete accusarlo di menzogna su quello che vide?
- Pasquini
 13.
 وَلَقَد رَءاهُ نَزلَةً أُخرىٰ
 E invero lo vide in un’altra discesa,
- Hamza P.
 Lo aveva visto ancora, quando era disceso [13]
- Zilio Grandi
 Già un’altra volta egli lo vide,
- Pasquini
 14.
 عِندَ سِدرَةِ المُنتَهىٰ
 vicino al Loto del limite [5] ,
- Hamza P.
 al loto del termine [14]
- Zilio Grandi
 presso sìdrat al-mùntahā [1],
- Pasquini
 15.
 عِندَها جَنَّةُ المَأوىٰ
 presso il quale c’è il Giardino di Ma’wa [6] ,
- Hamza P.
 presso il giardino di Ma’wā, [15]
- Zilio Grandi
 nelle cui vicinanze si trova il Paradiso della Dimora,
- Pasquini
 16.
 إِذ يَغشَى السِّدرَةَ ما يَغشىٰ
 nel momento in cui il Loto era coperto da quel che lo copriva [7] .
- Hamza P.
 quando il loto velava quel che velava. [16]
- Zilio Grandi
 quando sìdrat era coperta da ciò che la copriva.
- Pasquini
 17.
 ما زاغَ البَصَرُ وَما طَغىٰ
 Non distolse lo sguardo e non andò oltre.
- Hamza P.
 Lo sguardo non deviò, non andò oltre [17]
- Zilio Grandi
 Non deviò lo sguardo né rimase abbagliato,
- Pasquini
 18.
 لَقَد رَأىٰ مِن ءايٰتِ رَبِّهِ الكُبرىٰ
 Vide davvero i segni più grandi del suo Signore.
- Hamza P.
 ed egli vide il più grande segno del suo Signore.
- Zilio Grandi
 sicché poté vedere il più grande dei Segni del suo Signore.
- Pasquini
 19.
 أَفَرَءَيتُمُ اللّٰتَ وَالعُزّىٰ
 Cosa ne dite di al-Lât e al-‘Uzzâ,
- Hamza P.
 Cosa ne pensate di al-Lāt e al-‘Uzzā, [19]
- Zilio Grandi
 Avete riflettuto su Al-Lāt [2] e Al-’ùzzā [3]
- Pasquini
 20.
 وَمَنوٰةَ الثّالِثَةَ الأُخرىٰ
 e di Manât, la terza [8] ?
- Hamza P.
 e l’altra, la terza, Manāt?
- Zilio Grandi
 e sull’altra, la terza, Manāt [4]?
- Pasquini
 21.
 أَلَكُمُ الذَّكَرُ وَلَهُ الأُنثىٰ
 Avrete voi il maschio e Lui la femmina [9] ?
- Hamza P.
 A voi spetta il figlio maschio e a Dio la figlia femmina? [21]
- Zilio Grandi
 Forse che il maschio a voi e la femmina a Lui?
- Pasquini
 22.
 تِلكَ إِذًا قِسمَةٌ ضيزىٰ
 Che ingiusta spartizione!
- Hamza P.
 È una spettanza ingiusta. [22]
- Zilio Grandi
 Questa è una ripartizione ingiusta!
- Pasquini
 23.
 إِن هِىَ إِلّا أَسماءٌ سَمَّيتُموها أَنتُم وَءاباؤُكُم ما أَنزَلَ اللَّهُ بِها مِن سُلطٰنٍ إِن يَتَّبِعونَ إِلَّا الظَّنَّ وَما تَهوَى الأَنفُسُ وَلَقَد جاءَهُم مِن رَبِّهِمُ الهُدىٰ
 Non sono altro che nomi menzionati da voi e dai vostri antenati, a proposito dei quali Allah non fece scendere nessuna autorità.
Essi si abbandonano alle congetture e a quello che affascina gli animi loro, nonostante sia giunta loro una guida del loro Signore.
- Hamza P.
 Sono soltanto nomi che voi e i vostri padri avete messo loro, e Dio non vi ha dato alcuna autorità per farlo. Ma essi seguono solo la congettura e le passioni dell’anima sebbene sia giunta la guida da parte del loro Signore.
- Zilio Grandi
 Altro non sono che nomi, che voi coniaste e i vostri antenati, senza autorizzazione da parte di Allàh! Essi (i seguaci del politeismo) non seguono che immaginazioni e ciò che le anime loro desiderano, benché da parte del loro Signore la guida l’abbiano ricevuta!
- Pasquini
 24.
 أَم لِلإِنسٰنِ ما تَمَنّىٰ
 L’uomo otterrà forse tutto quel che desidera?
- Hamza P.
 L’uomo potrà avere quel che spera [24]
- Zilio Grandi
 Può, forse, l’uomo avere ciò che egli desidera,
- Pasquini
 25.
 فَلِلَّهِ الءاخِرَةُ وَالأولىٰ
 Appartengono ad Allah l’altra vita e questa vita.
- Hamza P.
 anche se la prima vita e l’ultima appartengono a Dio?
- Zilio Grandi
 quando la vita futura e quella prima appartengono ad Allàh?
- Pasquini
 26.
 وَكَم مِن مَلَكٍ فِى السَّمٰوٰتِ لا تُغنى شَفٰعَتُهُم شَيـًٔا إِلّا مِن بَعدِ أَن يَأذَنَ اللَّهُ لِمَن يَشاءُ وَيَرضىٰ
 Quanti angeli nel cielo, la cui intercessione sarà vana finché Allah non l’abbia permessa, e in favore di chi Egli voglia e di chi Gli aggrada.
- Hamza P.
 Per quanti siano gli angeli nei cieli, la loro intercessione non basterà se Dio non acconsentirà per chi vuole e gradisce. [26]
- Zilio Grandi
 Quanti sono gli Angeli nei cieli, l’intercessione dei quali non ha alcun valore, mentre ha valore, solamente, quella, di chi ne ha ricevuto il permesso da Allàh, il Quale lo concede a chi Lui vuole e che Gli sia gradito?
- Pasquini
 27.
 إِنَّ الَّذينَ لا يُؤمِنونَ بِالءاخِرَةِ لَيُسَمّونَ المَلٰئِكَةَ تَسمِيَةَ الأُنثىٰ
 Invero quelli che non credono nell’altra vita danno agli angeli nomi femminili,
- Hamza P.
 Quelli che non credono nell’ultima vita danno agli angeli nomi di donna,
- Zilio Grandi
 In verità, coloro che non credono nella vita futura danno agli Angeli nomi femminili,
- Pasquini
 28.
 وَما لَهُم بِهِ مِن عِلمٍ إِن يَتَّبِعونَ إِلَّا الظَّنَّ وَإِنَّ الظَّنَّ لا يُغنى مِنَ الحَقِّ شَيـًٔا
 mentre non posseggono alcuna scienza: si abbandonano alle congetture, ma la congettura non può nulla contro la verità [10] .
- Hamza P.
 ma non sanno nulla; seguono solo la congettura, e la congettura non può nulla contro la verità.
- Zilio Grandi
 pur non avendo (sulla natura angelica) informazione alcuna! Non seguono se non supposizioni. In verità, la supposizione non può reggere il confronto col vero!
- Pasquini
 29.
 فَأَعرِض عَن مَن تَوَلّىٰ عَن ذِكرِنا وَلَم يُرِد إِلَّا الحَيوٰةَ الدُّنيا
 Dunque non ti curare di chi volge le spalle al Nostro monito e non brama che la vita terrena.
- Hamza P.
 Dunque allontanati da chi volta le spalle al Nostro ammonimento e vuole solo la vita del mondo. [29]
- Zilio Grandi
 Tieniti lontano da chi volta le spalle al Ricordo di Noi e ad altro non aspira, che alla vita di quaggiù!
- Pasquini
 30.
 ذٰلِكَ مَبلَغُهُم مِنَ العِلمِ إِنَّ رَبَّكَ هُوَ أَعلَمُ بِمَن ضَلَّ عَن سَبيلِهِ وَهُوَ أَعلَمُ بِمَنِ اهتَدىٰ
 Ecco tutta la portata della loro scienza: in verità il tuo Signore ben conosce chi si allontana dalla Sua via e conosce chi è ben diretto.
- Hamza P.
 Questo è il massimo grado della loro conoscenza, ma il tuo Signore è Colui che meglio conosce chi devia dal cammino e meglio conosce chi è ben guidato.
- Zilio Grandi
 È quella la misura della loro conoscenza, mentre, invero, il tuo Signore ne sa quant’altri mai su chi traligna dalla Sua via ed Egli, quant’altri mai, ne sa su chi si ravvede.
- Pasquini
 31.
 وَلِلَّهِ ما فِى السَّمٰوٰتِ وَما فِى الأَرضِ لِيَجزِىَ الَّذينَ أَسٰـٔوا بِما عَمِلوا وَيَجزِىَ الَّذينَ أَحسَنوا بِالحُسنَى
 Appartiene ad Allah tutto quello che c’è nei cieli e tutto quello che c’è sulla terra, sì che compensi coloro che agiscono male per ciò che avranno fatto e compensi coloro che agiscono bene con quanto ci sia di più bello.
- Hamza P.
 A Dio appartiene quel che è nei cieli e quel che è sulla terra, per ripagare quanti hanno fatto il male nelle loro azioni e per ripagare quanti hanno fatto il bene con l’ottima cosa.
- Zilio Grandi
 Ciò ch’esiste nei cieli e nella Terra è il dominio di Allàh, sicché Egli retribuisce i malfattori con un male equivalente a ciò che fecero e coloro che si comportarono bene con un bene maggiore!
- Pasquini
 32.
 الَّذينَ يَجتَنِبونَ كَبٰئِرَ الإِثمِ وَالفَوٰحِشَ إِلَّا اللَّمَمَ إِنَّ رَبَّكَ وٰسِعُ المَغفِرَةِ هُوَ أَعلَمُ بِكُم إِذ أَنشَأَكُم مِنَ الأَرضِ وَإِذ أَنتُم أَجِنَّةٌ فى بُطونِ أُمَّهٰتِكُم فَلا تُزَكّوا أَنفُسَكُم هُوَ أَعلَمُ بِمَنِ اتَّقىٰ
 Essi sono coloro che evitano i peccati più gravi [11] e le perversità e non commettono che le colpe più lievi. Invero il perdono del tuo Signore è immenso. Egli vi conosce meglio [di chiunque altro] quando vi ha prodotti dalla terra e quando eravate ancora embrioni nel ventre delle vostre madri. Non vantatevi di essere puri [12] : Egli conosce meglio [di chiunque altro] coloro che [Lo] temono.
- Hamza P.
 Il tuo Signore elargisce il perdono a chi si astiene dai peccati gravi e dalle turpitudini e commette solo colpe lievi; Egli è Colui che meglio vi conosce, quando vi originò dalla terra, quando foste embrioni nel ventre delle vostre madri. Dunque non fatevi puri da voi perché Egli è Colui che meglio conosce chi Lo teme. [32]
- Zilio Grandi
 Coloro i quali si tengono lontano dai peccati gravissimi, non si spaventino, se cadono in mancanze lievi! Il tuo Signore, in verità, largheggia nel perdono. Egli di voi sa tutto fin da quando vi creò dalla terra e da quando eravate nascosti nel grembo delle vostre madri, perciò non cercate attenuanti in vostro favore! Egli, quant’altri mai, lo sa chi è timorato.
- Pasquini
 33.
 أَفَرَءَيتَ الَّذى تَوَلّىٰ
 Hai visto colui [13] che ti volge le spalle,
- Hamza P.
 Hai visto chi si è allontanato da te [33]
- Zilio Grandi
 Hai riflettuto su colui che ha voltato le spalle,
- Pasquini
 34.
 وَأَعطىٰ قَليلًا وَأَكدىٰ
 che dà poco e poi smette [di dare]?
- Hamza P.
 e ha dato poco e poi ha smesso di dare?
- Zilio Grandi
 ha dato poco, e pure a malincuore!
- Pasquini
 35.
 أَعِندَهُ عِلمُ الغَيبِ فَهُوَ يَرىٰ
 Possiede conoscenza dell’invisibile e riesce a vederlo?
- Hamza P.
 Costui conosce il mistero? Può vedere?
- Zilio Grandi
 Possiede forse la scienza del futuro, sicché possa vederlo?
- Pasquini
 36.
 أَم لَم يُنَبَّأ بِما فى صُحُفِ موسىٰ
 Non è stato informato di quello che contengono i fogli di Mosè
- Hamza P.
 Non gli è giunta notizia di quel che è scritto sulle pagine di Mosè [36]
- Zilio Grandi
 Non è forse egli stato informato di ciò ch’è scrittto nei fogli di Mūsā
- Pasquini
 37.
 وَإِبرٰهيمَ الَّذى وَفّىٰ
 e quelli di Abramo, uomo fedele [14] ?
- Hamza P.
 e di Abramo, colui che tenne fede alle promesse?
- Zilio Grandi
 e d’Ibrāhīm, che il suo debito pagò?
- Pasquini
 38.
 أَلّا تَزِرُ وازِرَةٌ وِزرَ أُخرىٰ
 Che nessuno porterà il fardello di un altro,
- Hamza P.
 Nessuno porterà il fardello altrui, [38]
- Zilio Grandi
 Nessun, già carico dei propri peccati, potrà portare i peccati di un altro
- Pasquini
 39.
 وَأَن لَيسَ لِلإِنسٰنِ إِلّا ما سَعىٰ
 E che invero, l’uomo non ottiene che il [frutto dei] suoi sforzi [15] ;
- Hamza P.
 all’uomo gioverà solo il suo proprio zelo [39]
- Zilio Grandi
 e all’uomo non sarà data retribuzione, se non per ciò che fece
- Pasquini
 40.
 وَأَنَّ سَعيَهُ سَوفَ يُرىٰ
 e che il suo sforzo gli sarà presentato [nel Giorno del Giudizio]
- Hamza P.
 – e il suo zelo qualcuno lo vedrà –,
- Zilio Grandi
 Tutto ciò ch’egli fece (di buono) si vedrà
- Pasquini
 41.
 ثُمَّ يُجزىٰهُ الجَزاءَ الأَوفىٰ
 e gli sarà dato pieno compenso,
- Hamza P.
 del quale avrà pieno compenso. [41]
- Zilio Grandi
 e ne riceverà la grande ricompensa.
- Pasquini
 42.
 وَأَنَّ إِلىٰ رَبِّكَ المُنتَهىٰ
 e che in verità tutto conduce verso il tuo Signore,
- Hamza P.
 Tutto ritorna al tuo Signore, [42]
- Zilio Grandi
 Al tuo Signore è il termine supremo.
- Pasquini
 43.
 وَأَنَّهُ هُوَ أَضحَكَ وَأَبكىٰ
 e che Egli è Colui Che fa ridere e fa piangere,
- Hamza P.
 Colui che fa ridere e piangere,
- Zilio Grandi
 Egli, in verità, fa ridere e fa piangere,
- Pasquini
 44.
 وَأَنَّهُ هُوَ أَماتَ وَأَحيا
 e che Egli è Colui Che dà la vita e dà la morte,
- Hamza P.
 Colui che fa vivere e morire.
- Zilio Grandi
 Egli, in verità, fa morire e fa vivere,
- Pasquini
 45.
 وَأَنَّهُ خَلَقَ الزَّوجَينِ الذَّكَرَ وَالأُنثىٰ
 e che Egli è Colui Che ha creato i due generi, il maschio e la femmina,
- Hamza P.
 Egli ha creato la coppia, il maschio e la femmina,
- Zilio Grandi
 Egli, in verità, creò due coniugi, (creando) il maschio e la femmina
- Pasquini
 46.
 مِن نُطفَةٍ إِذا تُمنىٰ
 da una goccia di sperma quand’è eiaculata,
- Hamza P.
 da una goccia di liquido eiaculato,
- Zilio Grandi
 da una goccia di sperma eiaculato!
- Pasquini
 47.
 وَأَنَّ عَلَيهِ النَّشأَةَ الأُخرىٰ
 e che a Lui incombe l’altra creazione [16] ,
- Hamza P.
 e anche l’altra creazione spetta a Lui. [47]
- Zilio Grandi
 Egli sarà l’Autore di un’altra creazione.
- Pasquini
 48.
 وَأَنَّهُ هُوَ أَغنىٰ وَأَقنىٰ
 e che invero è Lui Che arricchisce e provvede,
- Hamza P.
 Egli fa bastare e fa acquisire,
- Zilio Grandi
 Egli, in verità, rende ricco e riduce in povertà,
- Pasquini
 49.
 وَأَنَّهُ هُوَ رَبُّ الشِّعرىٰ
 e che è Lui il Signore di Sirio [17] ,
- Hamza P.
 è il Signore di Sirio
- Zilio Grandi
 Egli, in verità, è il Signore di Sci’ra
- Pasquini
 50.
 وَأَنَّهُ أَهلَكَ عادًا الأولىٰ
 e che Lui annientò gli antichi ‘Âd,
- Hamza P.
 che sterminò gli antichi ‘Ad
- Zilio Grandi
 ed Egli, in verità, gli antichi ‘Ād distrusse
- Pasquini
 51.
 وَثَمودَا۟ فَما أَبقىٰ
 e i Thamûd, sì che non ne rimase nessuno,
- Hamza P.
 e i Thamūd, non ne risparmiò nessuno,
- Zilio Grandi
 e non lasciò nessuna traccia dei Thamūd [5]
- Pasquini
 52.
 وَقَومَ نوحٍ مِن قَبلُ إِنَّهُم كانوا هُم أَظلَمَ وَأَطغىٰ
 come già [accadde] alla gente di Noè, che era ancora più ingiusta e più ribelle,
- Hamza P.
 e prima sterminò il popolo di Noè che fu ancora più ingiusto e più ribelle,
- Zilio Grandi
 e prima ancora della gente di Nūḥ. In verità, essi furono, quant’altri mai, trasgressori e ribelli.
- Pasquini
 53.
 وَالمُؤتَفِكَةَ أَهوىٰ
 e come già annientò le [città] sovvertite [18] :
- Hamza P.
 e fece sprofondare la città sovvertita [53]
- Zilio Grandi
 Egli distrusse le città capovolte (Sodoma e Gomorra),
- Pasquini
 54.
 فَغَشّىٰها ما غَشّىٰ
 e fece sì che le ricoprisse quel che le ricoprì!
- Hamza P.
 quando la ricoprì quel che la ricoprì. [54]
- Zilio Grandi
 coprendole con ciò che le coprì.
- Pasquini
 55.
 فَبِأَىِّ ءالاءِ رَبِّكَ تَتَمارىٰ
 Quale dunque dei favori del tuo Signore vorrai mettere in dubbio?
- Hamza P.
 E allora, quale dei benefici del tuo Signore rinnegherai? [55]
- Zilio Grandi
 Qual è, dunque, il beneficio del tuo Signore, che ti lascia perplesso?
- Pasquini
 56.
 هٰذا نَذيرٌ مِنَ النُّذُرِ الأولىٰ
 Questo è un Monito tra gli antichi moniti [19] .
- Hamza P.
 Costui è un ammonitore, come gli ammonitori che vennero prima.
- Zilio Grandi
 Questo è un ammonitore dello stesso genere di quelli del passato.
- Pasquini
 57.
 أَزِفَتِ الءازِفَةُ
 L’Imminente s’avvicina [20] ,
- Hamza P.
 La cosa imminente si avvicina [57]
- Zilio Grandi
 Si avvicina Al-àzifah [6]!
- Pasquini
 58.
 لَيسَ لَها مِن دونِ اللَّهِ كاشِفَةٌ
 nessuno, all’infuori di Allah, può svelarla [21] !
- Hamza P.
 e al di fuori di Dio nessuno la può svelare.
- Zilio Grandi
 Nessuno, tranne Allàh, è scopritore di essa.
- Pasquini
 59.
 أَفَمِن هٰذَا الحَديثِ تَعجَبونَ
 Ma come, vi stupite di questo discorso?
- Hamza P.
 Questo discorso vi meraviglia?
- Zilio Grandi
 Vi meraviglia questa informazione
- Pasquini
 60.
 وَتَضحَكونَ وَلا تَبكونَ
 Ne riderete invece che piangerne o
- Hamza P.
 Ne ridete anziché piangerne,
- Zilio Grandi
 e ve la ridete, invece di piangere,
- Pasquini
 61.
 وَأَنتُم سٰمِدونَ
 rimarrete indifferenti?
- Hamza P.
 pieni di supponenza?
- Zilio Grandi
 standovene con le mani in mano?
- Pasquini
 62.
 فَاسجُدوا لِلَّهِ وَاعبُدوا
 Dunque prosternatevi davanti ad Allah e adorate [22] !
- Hamza P.
 Prosternatevi davanti al Signore e adorate. [62]
- Zilio Grandi
 Prosternatevi, orsù, davanti a Allàh e (Lui solo) adorate!
- Pasquini

Note di Hamza Piccardo alla Sura

  • [1] ^ «Il vostro compagno»: Allah (gloria a Lui l’Altissimo) si rivolge ai meccani e parla del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui).
  • [2] ^ «un fortissimo»: l’arcangelo Gabriele (pace su di lui).
  • [3] ^ Il pronome si riferisce a Gabriele (pace su di lui). Il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) lo vide due volte, nel corso della prima rivelazione e poi (vedi vers. 13) durante la sua Ascensione al cielo (vedi anche nota introduttiva alla sura XVII).
  • [4] ^ «s’avvicinò scendendo ancora più in basso»: trad. incerta, anche: s’avvicinò e rimase sospeso.
  • [5] ^ «Loto del limite»: l’albero paradisiaco che, secondo la tradizione, si trova nel settimo cielo alla destra del Trono divino. Rappresenta il limite estremo insuperabile dall’uomo nel suo avvicinamento al suo Signore.
  • [6] ^ «il Giardino di Ma’wa»: la dimora paradisiaca.
  • [7] ^ «era coperto da quel che lo copriva»: una luce emanante dal Trono di Allah (gloria a Lui l’Altissimo) secondo Tabarî (XXVII) oppure una fioritura miracolosa, o ancora una folla di cherubini posati sui suoi rami; Allah ne sa di più.
  • [8] ^ La tradizione riferisce che un giorno l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) stava assolvendo all’orazione nei pressi della Ka‘ba, recitando ad alta voce questa sura, quando Satana si insinuò nella mente dei politeisti che stavano ad ascoltarlo facendo sì che credessero di sentire un riconoscimento della divinità di queste tre «dee» che suonava pressappoco in questi termini: «Sono le dee altovolanti, la loro intercessione è auspicabile». L’artificio diabolico coincise con la fine della recitazione da parte di Muhammad, il quale si inchinò e poi si prosternò nel «sujûd», imitato immediatamente dai politeisti lieti di questo riconoscimento alle loro divinità tribali. Il fatto suscitò un grande scalpore e fu riferito a Muhammad (pace e benedizioni su di lui) che ne era del tutto ignaro e che ristabilì immediatamente la correttezza della Rivelazione (vedi anche nota a XXII, 52).
  • [9] ^ Vedi la nota a XVI, 57.
  • [10] ^ I verss. 26-28 rispondono alla domanda formulata nei verss. 19-20 e, con chiarezza, respingono qualsiasi possibilità di intercessione al di fuori della volontà di Allah (gloria a Lui l’Altissimo).
  • [11] ^ A proposito dei peccati che la dottrina islamica considera gravi, vedi nota a IV, 31.
  • [12] ^ «Non vantatevi…»: l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah Altissimo mi ha rivelato che dovete essere modesti affinché l’uno non opprima con insolenza l’altro, né vanti superiorità su di lui. Lo ha trasmesso Muslim (Il Giardino dei Devoti, cit.).
  • [13] ^ Secondo l’esegesi classica (Tabarî XXVII, 70) questo versetto si riferisce in particolare ad un notabile meccano, al Walîd ibn ul Mughira che si era convertito all’Islàm e che poi rinnegò la fede su pressioni dei suoi contribuli pagani. Uno di questi, di fronte ai suoi timori in merito all’apostasia, gli propose uno strano commercio: «Pagami – gli disse – e io ti garantisco che se nell’Aldilà dovessi essere condannato, io mi assumerò il castigo che ti spetterebbe». Dopo di ciò, siccome «il diavolo fa le pentole ma non i coperchi», il furbacchione continuò ad avanzare richieste e al Walîd pretese che fosse stipulato un regolare contratto scritto. Miseria della miscredenza!
  • [14] ^ I fogli di Mosè sono certamente gli scritti contenuti nella Torâh, quelli di Abramo invece sono andati del tutto perduti. Il Corano ne parla anche nella sura LXXXVII.
  • [15] ^ Abû Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che un giorno l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) chiamò attorno a sé la sua famiglia e raccomandò loro di fare il bene in quanto solo quello avrebbe potuto aprir loro le porte del Paradiso poiché la parentela che li legava non aveva alcun valore nel Giorno del Giudizio. Disse inoltre che tutte le azioni degli uomini finiscono di produrre i loro effetti spirituali con la morte di chi le compie, ad eccezione di tre casi: l’opera di colui che ha lasciato un bene che continua a produrre i suoi benefici effetti, l’opera di chi ha arricchito gli uomini con la sua scienza, la devozione di un figlio riconoscente che prega per il genitore defunto e implora su di lui la misericordia divina.
  • [16] ^ «l’altra creazione»: la Resurrezione.
  • [17] ^ Sirio, stella doppia della costellazione del Gran Cane, si trova ad 8,6 anni luce di distanza dal sole. Di straordinaria luminosità, era adorata da alcuni arabi pagani.
  • [18] ^ «le [città] sovvertite»: Sodoma e le città della Pentapoli sulle rive del Mar Morto, distrutte per l’iniquità dei loro abitanti.
  • [19] ^ Questa una delle interpretazioni proposte da Tabarî, oppure, riferendosi a Muhammad (pace e benedizioni su di lui): «Ecco un ammonitore [successore] degli antichi ammonitori».
  • [20] ^ L’Ora del Giudizio.
  • [21] ^ «può svelarla»: può rivelare il momento in cui verrà.
  • [22] ^ Questo è uno dei versetti alla lettura dei quali nella recitazione liturgica si deve compiere una prosternazione. Vedi in Appendice l’elenco delle prosternazioni nella lettura del Corano.

Note di Mohammad Ali Amir-Moezzi alla traduzione di Zilio Grandi

  • Nota alla Sura Questa sūra meccana deve la sua importanza al fatto che due passi fanno riferimento a episodi centrali della vita del Profeta. I vv. 1-18, ampiamente commentati dalla tradizione mistica, richiamano, secondo l’unanimità dei commentatori, il viaggio miracoloso o l’ascensione celeste (mi‘rāj) di Muḥammad, cui si accenna anche in 17:1 e 81:23. Ricordiamo che, secondo la tradizione maggioritaria, il Profeta, trasportato da Mecca a Gerusalemme, fu rapito in cielo fino a essere ammesso al cospetto di Dio, «il più grande segno del suo Signore» (v. 18). Ma le poche indicazioni della sūra su questo argomento sono ancora molto vaghe e i detti del Profeta vi hanno aggiunto un’abbondanza di dettagli, per fornire un racconto perfettamente circostanziato del prodigio. Si narra che Muḥammad, dopo aver raggiunto il settimo cielo e avere incontrato Abramo, sostò non lontano dal trono di Dio. In precedenza si era fermato ai piedi di un albero paradisiaco chiamato «loto del termine» (sidrat al-muntahā, cfr. v. 14); di lì l’inviato di Dio aveva potuto contemplare il paradiso e l’inferno. Dopo aver ricevuto una prima rivelazione da Gabriele (vv. 4-6), egli godette dell’immenso privilegio di intrattenersi, al termine del viaggio, con l’Altissimo (v. 10); ma non poté vedere né ascoltare direttamente la divinità. Il loto, al di là del quale nessuna creatura è di solito ammessa, segna il limite della conoscenza degli angeli e degli esseri umani. Gabriele si era fermato qui, per evitare che le sue ali si incenerissero, e aveva lasciato che il Profeta proseguisse da solo il suo periplo. Questa ascensione celeste ha il suo corrispettivo più preciso in un apocrifo dell’Antico Testamento: Enoch, guidato dall’arcangelo Michele, è condotto all’«Albero della Vita», piantato presso la «dimora del Signore», la Nuova Gerusalemme (Libro di Enoch). I vv. 19-20, altro passo chiave della sūra, hanno fatto scorrere molto inchiostro: menzionano le tre divinità pagane al-Lāt, al-‘Uzzā e Manāt e sono tradizionalmente associati ai cosiddetti «versetti satanici». La tradizione riporta che il Profeta, a Mecca, si sarebbe prosternato alla recitazione di quel passo; Satana gli aveva ispirato i due versetti seguenti: «Ecco i sublimi idoli, e la loro intercessione è ben accetta». La notizia fece il giro della città, con grande soddisfazione degli idolatri meccani, per i quali Muḥammad aveva forse considerato di fare una concessione al culto politeista. Ma il Profeta, negando di essersi prosternato, avrebbe risposto che i versetti controversi erano un suggerimento del Maligno, estranei alla rivelazione autentica. I versetti detti «satanici» non furono inclusi nella recensione ufficiale del testo, dove al loro posto figurano i vv. 19-20 della vulgata attuale (cfr. Dc 912-913).La parte restante della sūra è affine, per tono e contenuto, alle altre rivelazioni meccane.
  • [1] ^ Si tratta di un giuramento prestato su una «stella» quando questa è al tramonto (cfr. l’introduzione alla sūra 51). La rivelazione la prende a testimone del fatto che Muḥammad non potrebbe fuorviare i suoi discepoli (v. 2), che le sue due visioni (vv. 11-13) sono veridiche, ma anche, aggiunge la tradizione, che il giudizio finale avverrà immancabilmente. Questa «stella» per i commentatori è Sirio (al-Shi‘rā, menzionata nel v. 49), adorata da alcune tribù arabe pagane come i Banū Qays e i Banū Khuzā‘a. Prenderla a testimone è un riferimento implicito a questo culto, senza tuttavia implicarvi Muḥammad, dato che il v. 49 enuncia, contro la superstizione preislamica, che il potere reale appartiene a Dio e non agli astri. Un’altra indicazione in questo senso è che gli Arabi veneravano le stelle al loro sorgere; ora, qui si giura su una stella al tramonto, distinguendosi così dalla concezione dell’epoca.
  • [2] ^ «Il vostro compagno»: il Profeta. Il locutore divino si rivolge ai credenti come ai pagani meccani.
  • [3] ^ Versetto regolarmente citato nei manuali di teologia legale islamica per conferire alla Sunna la stessa autorità del Corano nell’elaborazione della legge religiosa (sharī‘a). È menzionato a questo proposito insieme ad altri dove si ingiunge ai credenti di «ubbidire a Dio e al Suo inviato». La Sunna, l’insieme dei racconti che riportano i fatti e le azioni del Profeta di vocazione normativa, ha inoltre il vantaggio di offrire una materia molto più abbondante e dettagliata rispetto a quella del Corano, vago e generale nelle sue prescrizioni.
  • [4] ^ «Un forte, un potente, pieno di vigore»: l’angelo Gabriele, dal quale Muḥammad riceve le rivelazioni divine. Il nome Gabriele contiene il suffisso El, che si ritrova in tutte le lingue semitiche per indicare la divinità, e significa in ebraico «colui che ha fiducia in Dio», ma anche «Dio si è mostrato forte». Come nella Bibbia (cfr. Sal 51:12; Is 63:10-11), anche nel Corano Dio fortifica lo spirito di alcuni profeti. In 81:19, Gabriele è definito «nobile» (karīm, cfr. il commento a 16:102).
  • [7] ^ «Alto orizzonte»: per i commentatori, lo zenit, definito «chiaro» in 81:23; per la tradizione esegetica dominante, il passo significa che Muḥammad ha visto Gabriele, e la visione si è rinnovata presso il «loto del termine» del v. 14. Sempre secondo questa tradizione, le due visioni ebbero luogo nel corso di uno stesso avvenimento, la miracolosa ascensione celeste (mi‘rāj) di Muḥammad. Una misteriosa luce trascinò il Profeta, che riuscì ad avvicinarsi al trono divino. Inoltre, secondo alcuni commentatori, i due versetti si riferiscono alla «notte del destino» (laylat al-qadr, cfr. 97:1-5), non al mi‘rāj. Si tratterebbe di un avvenimento distinto che ebbe luogo sulla terra, non in cielo: Muḥammad avrebbe visto Gabriele tenersi nell’«alto orizzonte», per poi avvicinarsi «alla distanza di due archi».
  • [8] ^ Il soggetto rimane Muḥammad, secondo la maggioranza dei commentatori; per altri invece è Gabriele che si avvicinò al Profeta.
  • [9] ^ «Alla distanza di due archi»: la precisione deve essere intesa in rapporto al luogo in cui Dio si rivela a Muḥammad. Più esattamente, questa distanza segna l’intervallo che separa il Profeta dal trono divino presso il quale una misteriosa luce lo trasporta.
  • [10] ^ «Rivelò al Suo servo quel che rivelò»: la traduzione letterale conserva l’oscurità del testo, che lascia il lettore nell’ignoranza riguardo l’origine e il contenuto della rivelazione. Quel che è certo per i commentatori, è che una rivelazione fu fatta a Muḥammad («il Suo servo»), attraverso l’intermediazione di Gabriele; secondo loro, riecheggia il v. 4. Nessuna creatura avrebbe avuto conoscenza di questo incontro tra il Profeta e Dio, neppure lo stesso Gabriele. Per i sufi, il superamento del loto segna il fanā’, l’estinzione in Dio. Il ritorno verso la terra segna la «rinascita» nell’esistenza, il baqā’. Qui, come nel v. 9, si mostra che il mi‘rāj è simile, nella sua descrizione, all’incontro di Mosè con Dio, poiché esso ci parla di un’ascensione (cfr. Es 19:3: «Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: “Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti”»). Mosè non percepì di Dio che la voce e una manifestazione di «tuoni e lampi, e una nube densa sul monte». L’isrā’ («viaggio notturno») ha esso stesso qualche rispondenza con l’esperienza di Elia descritta in 1 Re 19:11-12: Elia, dopo aver marciato quaranta giorni e quaranta notti fino a Oreb, la montagna di Dio, entrò in una caverna e udì la voce di Dio rivolgersi a lui.
  • [11] ^ Questa visione è dunque un’evidenza irrecusabile, mentre la ragione può dubitare: il cuore è appunto, secondo l’antropologia semitica, la sede del discernimento, della saggezza e di una facoltà superiore della conoscenza. Così, per i sufi, si allude qui al cuore e alla sua percezione, all’«occhio del cuore», non alla visione degli occhi. I commentatori sono tuttavia in disaccordo sull’oggetto della visione – Dio per gli uni, l’angelo per gli altri – basandosi su tradizioni divergenti che risalgono ai compagni. L’esegesi aggiunge che il versetto rispose ai meccani increduli, che spiegavano la visione con problemi di percezione di natura allucinatoria.
  • [12] ^ Allusione al fatto che la notizia dell’ascensione celeste del Profeta, secondo la tradizione, fu accolta con scetticismo dal suo seguito, compresi alcuni musulmani, e a fortiori dai politeisti.
  • [13] ^ «Lo»: per la tradizione esegetica maggioritaria, non si riferisce a Dio ma a Gabriele, dato che nessun essere può vedere Dio con gli occhi di questo mondo. È dunque l’angelo che, ancora una volta, appare al Profeta, come nel v. 10. In 6:103, è detto che «nessuno sguardo Lo afferra», come in Gv 1:18: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato», e similmente all’Antico Testamento (Es 33:18). Anche nel Corano (7:143) Dio dice a Mosè: «Non mi vedrai».
  • [14] ^ «Loto del termine» (sidrat al-muntahā): per i commentatori mistici è un albero fantastico che, svettando ai confini del settimo cielo, segna il limite ultimo fino al quale una creatura può spingersi per avvicinarsi a Dio. Muḥammad si fermò al loto del termine ma, secondo la tradizione, senza entrare nel settimo cielo, mondo dell’inconoscibile assoluto riservato a Dio. La tradizione ha aggiunto descrizioni fantastiche e ogni genere di dettagli esaltanti: il loto ha foglie grandi come orecchie di elefante, frutti grandi come giare. In alcune versioni è descritto come un albero il cui fogliame è così fitto che a un cavaliere occorrerebbero cento anni per lasciarselo alle spalle. Nelle altre rappresentazioni si confonde con un altro albero del paradiso, chiamato shajarat al-ṭūbā. Ai suoi piedi nascono i quattro fiumi paradisiaci descritti in 47:15, fiumi di acqua pura, latte, vino e miele, uno dei quali si chiamerebbe Kawthar.
  • [15] ^ «Il giardino di Ma’wā» (ma’wā: letteralmente «rifugio», «oasi di sicurezza»): uno dei nomi del paradiso, secondo la tradizione esegetica.
  • [16] ^ «Velava quel che velava»: il loto nasconde, secondo i commentatori, la luce divina o il trono del Signore. Sulla ripetizione del verbo, cfr. il commento al v. 54.
  • [17] ^ Gli esegeti interpretano il versetto allo stesso modo del v. 11, perché le due parti del passo (vv. 1-12 poi 13-18) rilevano la stessa esperienza, quella del mi‘rāj.
  • [19] ^ -20 Su queste dee, cfr. il commento a 52:39. Gli esegeti giustificano la suggestione satanica che accompagnò la rivelazione dei versetti abrogati (cfr. introduzione) con 22:52 (cfr. il commento).
  • [21] ^ La domanda che schernisce gli idolatri si comprende alla luce di 16:57, dove questi associano ad Allāh delle divinità femminili, mentre loro stessi desiderano una discendenza maschile (come rivela la loro costernazione alla nascita di una figlia, ai loro occhi un essere inferiore «che cresce tra i belletti e nei litigi non parla chiaro» (43:18), e la pratica di seppellire vive le figlie, il wa’d). Gli stessi angeli, che essi ugualmente adoravano (cfr. 43:20), erano per loro figlie di Dio (cfr. v. 27), e ciò costituisce un’enormità per il Corano («discorso mostruoso», 17:40).
  • [22] ^ «Spettanza ingiusta»: in quanto Dio non avrebbe che figlie femmine e gli esseri umani figli di entrambi i sessi. Gli idoli menzionati come figlie di Dio non presupponevano presso gli Arabi pagani un sistema familiare, come nell’antica Grecia, ma erano entità per le quali il discorso coranico esclude qualsiasi carattere divino. Negando a queste ogni realtà, il v. 23 va ancora oltre: votare loro un culto significa adorare il nulla.
  • [24] ^ Il versetto è da accostare a 68:37-39, ma risulta più esplicito; gli esseri umani disponevano di un «libro» che, essendo ispirato, rivelava loro ciò di cui sono persuasi, come l’inconoscibile, il ghayb.
  • [26] ^ Sebbene una categoria di angeli protegga gli uomini («per l’uomo ci sono creature … per custodirlo», 13:11), essi non hanno il potere di intercessione, che sarà riservato a Muḥammad nel giorno della resurrezione.
    Questi angeli non hanno dunque un carattere divino. Tale prerogativa riconosciuta agli angeli derivava dal fatto che gli idolatri li veneravano in quanto «figlie di Dio» (cfr. commento al v. 21).
  • [29] ^ L’ordine non significa che il Profeta deve rinunciare alle esortazioni e agli sforzi per convertirli (cfr. 4:63, versetto medinese, quindi più recente). La rottura verte sulle alleanze, walā’. Muḥammad ha il dovere di dare asilo a un idolatra che richiede protezione ma anche, così facendo, di informarlo sulla parola di Dio (cfr. 9:6). In 7:199, il Profeta deve essere disposto a perdonare, «ordinare il bene», pur scacciando gli «ignoranti».
  • [32] ^ «Peccati gravi»: come nella teologia cattolica, sono il contrario di quelli veniali e meritano la pena dell’inferno. Il loro numero varia secondo gli autori. Tutti sono citati nel Corano; in genere si elencano il politeismo, la calunnia, il perseverare nel male, l’usura, la falsa testimonianza, l’omicidio, la stregoneria, l’appropriazione dei beni degli orfani, la fornicazione, il suicidio, ecc. I teologi ammettono, tuttavia, che anche i peccati gravi possono essere oggetto del perdono divino; fanno eccezione il politeismo (cfr. 4:48) e il disperare della misericordia di Dio (cfr. 15:56 e 39:53). Il politeismo è inteso in un senso molto più ampio dai sufi, per i quali comprende anche tutto ciò che allontana l’uomo dal suo Creatore, in particolare le passioni e i desideri dell’anima: quando quest’ultima dimentica la sua vocazione basilare, essi sono una fonte segreta di idolatria. La misericordia di Dio prevale a ogni modo sulla Sua collera, secondo una parola divina riferita dal Profeta (cfr. 4:40 e 6:160; per ulteriori sviluppi, cfr. Dc 658-663).
  • [33] ^ «Chi si è allontanato»: secondo gli esegeti, sarebbe un aristocratico qurayshita, al-Walīd ibn al-Mughīra, che avrebbe commesso apostasia dopo essersi convertito quando, per dei calcoli economici, qualcun altro si dichiarò pronto ad assumerne il costo. Ricordiamo che nel Corano, pur essendo severo verso i rinnegati (cfr. 16:106), non compare il castigo previsto dalla legge per il reato di apostasia, ovvero la pena capitale.
    Quest’ultimo si basa su detti del Profeta, in quanto il cosiddetto versetto «della lapidazione» non è incluso nella vulgata coranica (cfr. Dc 58-61).
  • [36] ^ La domanda schernisce ancora una volta gli idolatri. «Pagine di Mosè e di Abramo»: secondo l’esegesi tradizionale, le scritture sacre dell’Ebraismo, di cui l’Antico Testamento offre solo una versione «falsificata», se non addirittura altri scritti ispirati scomparsi. Le une e le altre, conformi al Corano e alla «religione retta» (al-dīn al-qayyim, al-dīn al-‘atīq), conterrebbero «pagine purificate con scritture di rettitudine» (98:2-3). Si tratta naturalmente di un’interpretazione dei teologi. Per la ricerca moderna, vi è un’allusione agli apocrifi dell’Antico Testamento, come il Libro delle Antichità bibliche, il Testamento di Abramo o l’Apocalisse di Baruc, che presentano notevoli punti di somiglianza con il Corano.
  • [38] ^ I vv. 36-39 formano un tutt’uno la cui idea è espressa attraverso questo versetto, che afferma la responsabilità individuale nei confronti di Dio e della Sua legge, principio sconosciuto nell’Arabia pagana, dove l’individuo era innanzitutto solidale con il proprio gruppo tribale. La colpa di un singolo poteva provocare rappresaglie esercitate contro l’intero clan. Il Corano instaura un insieme di diritti e doveri strettamente individuali, quelli che i giuristi chiameranno ḥuqūq Allāh (i diritti di Dio) e ḥuqūq al-ādamiyyīn (i diritti degli uomini). Il principio in questione, che viene fatto risalire ad Abramo e fa dunque parte della «religione retta» atemporale menzionata nel commento ai vv. 36-37, è ripetuto varie volte (cfr. 6:164; 17:15; 35:18, ecc.). D’altra parte, affermato con tanta chiarezza, esso è incompatibile con la nozione di peccato originale, dogma che la teologia musulmana respinge. Nel Corano Adamo ha peccato, ma poi si è pentito della propria colpa e Dio lo ha perdonato (cfr. 2:37).
  • [39] ^ Qui si sottolinea che gli uomini saranno giudicati più per la loro volontà che per la quantità delle buone opere compiute. Ciò concorda con il celebre detto del Profeta: «Le azioni non valgono che per le loro intenzioni».
  • [41] ^ La giustizia divina farà in modo che nessuno riceva un torto, «nemmeno per una pellicina di nocciolo di dattero», come è detto altrove (cfr., per esempio, 4:49, 53, 77, 124, ecc.).
  • [42] ^ Il principio dell’onnipotenza divina, qui accennato, è ripreso molte volte. Esso è all’origine, per i teologi sunniti, della negazione delle cause seconde: Dio solo è agente nell’universo. L’affermazione che Dio fa vivere e morire, riporta in vita dalla morte e viceversa, ritorna in molti passi. Nel Deuteronomio, il Cantico di Mosè (32:39) dice in modo analogo: «Ora vedete che io, io lo sono e nessun altro è dio accanto a me. Sono io che do la morte e faccio vivere; io percuoto e io guarisco e nessuno può liberare dalla mia mano».
  • [47] ^ «L’altra creazione»: la resurrezione; il testo qui vi insiste di frequente e argomenterà con nuovi sviluppi, prova che il tema della predicazione di Muḥammad fu un pomo della discordia tra l’inviato di Dio e gli idolatri meccani.
  • [53] ^ «La città sovvertita»: Sodoma o Gomorra (cfr. il commento a 7:80).
  • [54] ^ «Quando la ricoprì quel che la ricoprì»: la traduzione rispetta l’originale: la ripetizione è una costruzione destinata a rafforzare l’azione espressa dal verbo. Il discorso coranico la predilige quando si tratta di situazioni critiche o del tutto speciali.
  • [55] ^ La domanda richiama il versetto-ritornello della sūra 55 e permette di comprendere il filo conduttore della presente trattazione, cioè la denuncia dell’ingratitudine che l’uomo manifesta nei confronti del proprio Creatore. Questo atteggiamento è uno degli aspetti della miscredenza che rende necessaria la venuta dei profeti.
  • [57] ^ «La cosa imminente»: l’ultima ora del mondo.
  • [62] ^ Il versetto richiede una prosternazione quando lo si ripete nell’ambito della recitazione liturgica.

Note di Abdur Rahman Pasquini alla Sura

  • [1] ^ Loto del Termine. L’albero che segna il confine tra la dimensione creata e la dimensione divina. Soltanto il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, poté addentrarsi oltre per giungere alla Presenza di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, nella notte di al-isrā‹ wa l-mi’rāǧ.
  • [2] ^ Divinità femminile della religione politeistica tradizionale della Mecca al tempo del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.
  • [3] ^ Divinità femminile della religione politeistica tradizionale della Mecca al tempo del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.
  • [4] ^ Divinità femminile della religione politeistica tradizionale della Mecca al tempo del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.
  • [5] ^ Nome del popolo che aveva affermato la sua potenza sulla Terra dopo la distruzione degli ‘Ād. Discendevano da Thamūd, figlio di ‘Abir, figlio di Sem, figlio di Noè. Divenuti senza dio e arroganti, Allàh inviò loro il Profeta Ṣāliḥ con un segno, la cammella miracolosa, con cui essi avrebbero dovuto dividere l’acqua e che avrebbero dovuto lasciar pascolare liberamente nel loro territorio in un periodo di siccità e carestia. La sgarrettarono e Allàh li distrusse per la loro miscredenza.
  • [6] ^ La fine del mondo